Monday, October 19, 2026
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GCC, Albudaiwi: particolare importanza ai rapporti con la Federazione Russa

GCC, Albudaiwi: particolare importanza ai rapporti con la Federazione Russa

Il segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), Jasem Mohamed Albudaiwi, ha affermato che gli Stati membri del GCC attribuiscono particolare importanza al consolidamento dei rapporti con la Federazione Russa, sulla base di interessi condivisi e del desiderio reciproco di far avanzare la cooperazione e il coordinamento tra le due parti, aprendo la strada a orizzonti più ampi di partenariato GCC-Russia.

Come ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA, le dichiarazioni di Albudaiwi sono state rese durante lo svolgimento del Nono incontro ministeriale congiunto del Dialogo strategico tra il GCC e la Federazione Russa, tenutosi nella capitale del Bahrein, Manama, sotto la presidenza del ministro degli Affari esteri del Regno del Bahrein e presidente della sessione in corso del Consiglio ministeriale, il dott. Abdullatif bin Rashid Al Zayani, alla presenza dei ministri degli Affari esteri degli Stati membri del GCC e del ministro degli Affari esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov.

Nel suo intervento, il segretario generale ha dichiarato che l’incontro ministeriale congiunto di oggi si svolge in una congiuntura eccezionalmente critica per la nostra regione, durante la quale gli Stati membri del GCC affrontano attacchi senza precedenti che minano la loro sicurezza e sovranità, mentre la navigazione marittima e gli approvvigionamenti energetici sono confrontati con minacce dirette. «Ciò sottolinea la fondamentale importanza del dialogo strategico tra il GCC e la Federazione Russa, nonché la necessità di intensificare le consultazioni e il coordinamento sulle questioni regionali e internazionali di comune interesse».

Albudaiwi ha evidenziato che tra le gravi sfide che la nostra regione deve affrontare vi sono in primo luogo gli attacchi iraniani che hanno preso di mira gli Stati membri del GCC, con più di 7.000 missili balistici e veicoli aerei senza equipaggio (UAV). Questi attacchi hanno colpito aeroporti, porti, centrali elettriche, impianti di dissalazione dell’acqua e strutture petrolifere e del gas, causando la morte di civili innocenti in una guerra alla quale gli Stati del GCC non erano parte.

«Queste aggressioni non si sono limitate a…» — è qui che il testo diffuso dall’agenzia si interrompe. Ma quanto basta per capire perché Manama sia stata scelta come sede del nono round di un dialogo che, anno dopo anno, ha smesso di essere una cornice cerimoniale per diventare un tavolo di lavoro su sicurezza, energia e rotte marittime. E viene da chiedersi: che senso ha un formato ministeriale congiunto se non quello di trasformare la consultazione in una posizione comune?

Il quadro descritto dal segretario generale è quello di una regione sotto pressione su più fronti simultanei. Non un solo settore, non un solo confine: aeroporti, porti, centrali elettriche, dissalatori, impianti di petrolio e gas. Sono, non a caso, le infrastrutture che tengono in piedi la vita quotidiana degli Stati del Golfo e che alimentano l’economia globale. Quanti altri sistemi vitali restano esposti se la minaccia non si arresta? E quanto costa, in termini di investimenti e assicurazioni, proteggere ciò che è già stato colpito?

La cifra citata da Albudaiwi — più di 7.000 tra missili balistici e droni — non è un dato isolato: è la misura di una campagna che, secondo la sua ricostruzione, ha colpito anche civili innocenti in un conflitto di cui gli Stati del GCC non sono parte. È questo il punto politico su cui il segretario generale ha costruito il suo intervento: la rivendicazione di una posizione di non belligeranza che convive con la vulnerabilità materiale del territorio. Come si concilia la non belligeranza con la difesa di infrastrutture che sono, di fatto, obiettivi? E quali strumenti di deterrenza restano sul tavolo quando la minaccia arriva dall’aria e dal mare?

È in questa cornice che si inserisce la scelta di rafforzare il canale con Mosca. Albudaiwi ha parlato di interessi condivisi e di un desiderio reciproco di avanzare nella cooperazione e nel coordinamento, con l’obiettivo dichiarato di aprire orizzonti più ampi di partenariato. Non si tratta, nella sua lettura, di un’alternativa ad altri rapporti, ma di un’integrazione: il dialogo strategico con la Federazione Russa viene presentato come uno strumento per affrontare questioni regionali e internazionali di comune interesse, in un momento in cui la concertazione tra capitali appare più necessaria che mai. Ma che tipo di partenariato si può costruire quando gli interessi delle due parti si sovrappongono solo in parte?

Il formato del Nono incontro ministeriale congiunto è, in sé, un’indicazione. Un dialogo strategico che arriva al nono round ministeriale non è un esperimento: è un’architettura consolidata, con una cadenza e una sede che cambiano, ma con una continuità che nessuna crisi ha finora interrotto. La presenza simultanea dei ministri degli Affari esteri degli Stati membri del GCC e del ministro degli Affari esteri russo Sergey Lavrov segnala che il livello di rappresentanza resta alto. Quanto conta, in un momento di tensione, mantenere aperto un canale ministeriale anche quando i risultati concreti non sono visibili? E quanto pesa, invece, la percezione pubblica di un dialogo che non produce intese annunciate?

La presidenza bahreinita della sessione in corso del Consiglio ministeriale aggiunge un elemento di continuità istituzionale. Il dott. Abdullatif bin Rashid Al Zayani, ministro degli Affari esteri del Regno del Bahrein, ha guidato i lavori nella capitale del suo Paese, dove il dialogo si è riunito. Manama, del resto, è una sede che conosce bene questo tipo di incontri: la sua posizione geografica e la sua tradizione diplomatica la rendono un punto di passaggio naturale per i formati multilaterali del Golfo. Ma la scelta della sede dice anche altro: che il dialogo con Mosca non è appannaggio di una sola capitale del Consiglio, ma un esercizio collettivo. Come si distribuisce, allora, il peso negoziale tra gli Stati membri quando si siede allo stesso tavolo con una potenza esterna?

Il riferimento alle minacce alla navigazione marittima e agli approvvigionamenti energetici merita di essere letto con attenzione. Non è un accenno generico: è la descrizione di due snodi che riguardano direttamente l’economia globale. Le rotte del Golfo trasportano una quota rilevante del petrolio e del gas consumati nel mondo; i porti e i terminal della regione sono nodi di una catena logistica che non si ferma ai confini del Consiglio. Se la navigazione è sotto minaccia diretta, come ha detto Albudaiwi, la questione non è più regionale. Quanto tempo passa prima che un rischio di sicurezza sulle rotte si traduca in un costo per i consumatori lontani? E quali meccanismi di garanzia possono essere messi in campo senza un accordo più ampio tra le potenze?

Il segretario generale ha insistito sulla necessità di intensificare consultazioni e coordinamento su questioni regionali e internazionali di comune interesse. È una formula ricorrente nella diplomazia del Golfo, ma in questo caso assume un significato specifico: indica che il dialogo con la Federazione Russa non è pensato solo per la regione, ma per i dossier globali in cui entrambe le parti hanno un interesse. Resta da capire quali siano, concretamente, questi dossier e con quale priorità. La dichiarazione diffusa non li elenca. E questa omissione, più che un vuoto, è un segnale: in diplomazia, ciò che non viene detto in un comunicato spesso pesa quanto ciò che viene detto. Che cosa resta fuori dal comunicato quando si parla di coordinamento su questioni internazionali?

Il tono dell’intervento di Albudaiwi è quello di chi rivendica una posizione di legittimità: gli Stati del GCC non sono parte del conflitto, eppure ne subiscono gli effetti materiali. È una rivendicazione che ha una doppia valenza, verso l’esterno e verso l’interno. Verso l’esterno, serve a ricordare che la sicurezza del Golfo non è un affare privato degli Stati della regione. Verso l’interno, serve a dare un quadro coerente a una serie di eventi che, altrimenti, rischiano di apparire come episodi separati. In questo senso, il Nono incontro ministeriale congiunto diventa anche un’occasione per mettere per iscritto, davanti a un partner esterno, la lettura comune degli Stati membri. Ma una lettura comune basta a produrre una risposta comune?

Va detto, con la cautela che il caso richiede, che il testo diffuso dall’agenzia si interrompe nel punto in cui Albudaiwi iniziava a dettagliare l’estensione delle aggressioni. Non sappiamo, quindi, quali altri elementi siano stati aggiunti nella parte non pubblicata, né se siano stati annunciati risultati concreti del dialogo. Non sappiamo se il Nono incontro abbia prodotto documenti congiunti, intese operative o semplicemente una dichiarazione di intenti. Non sappiamo quali temi specifici siano stati affrontati oltre a quelli menzionati. E non sappiamo se il formato del dialogo strategico verrà riproposto con la stessa cadenza o se la congiuntura descritta da Albudaiwi ne modificherà il calendario.

Quello che sappiamo, e che il comunicato rende esplicito, è la cornice: una regione che si percepisce sotto attacco, infrastrutture civili colpite, una rivendicazione di non belligeranza, e la scelta di rafforzare un canale di dialogo con la Federazione Russa presentato come parte della risposta. È una combinazione che dice molto su come il GCC legge il proprio ruolo in questa fase: non come spettatore, ma come parte lesa che cerca sponde. La domanda che resta aperta è se questa ricerca di sponde produrrà strumenti concreti o resterà nel registro delle dichiarazioni. E, forse, la domanda più difficile: quanto è sostenibile, nel lungo periodo, una posizione di non belligeranza per Stati le cui infrastrutture sono già nel mirino?

Dove e quando si è tenuto il Nono incontro ministeriale congiunto del Dialogo strategico GCC-Russia? L’incontro si è tenuto a Manama, capitale del Bahrein, come riportato dall’agenzia di stampa saudita SPA. I lavori sono stati presieduti dal ministro degli Affari esteri del Regno del Bahrein e presidente della sessione in corso del Consiglio ministeriale, il dott. Abdullatif bin Rashid Al Zayani. Erano presenti i ministri degli Affari esteri degli Stati membri del GCC e il ministro degli Affari esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov. La data indicata nel dispaccio è il 18 ottobre 2026.

Che cosa ha detto Albudaiwi sul consolidamento dei rapporti con la Federazione Russa? Il segretario generale del GCC Jasem Mohamed Albudaiwi ha affermato che gli Stati membri attribuiscono particolare importanza al consolidamento dei rapporti con la Federazione Russa, sulla base di interessi condivisi e del desiderio reciproco di far avanzare cooperazione e coordinamento tra le due parti. Ha aggiunto che ciò apre la strada a orizzonti più ampi di partenariato GCC-Russia. Le dichiarazioni sono state rese durante il Nono incontro ministeriale congiunto del Dialogo strategico, come riferito da SPA.

Quali minacce ha citato Albudaiwi nella sua descrizione della congiuntura regionale? Albudaiwi ha parlato di una congiuntura eccezionalmente critica, con attacchi senza precedenti che minano sicurezza e sovranità degli Stati del GCC, e con minacce dirette alla navigazione marittima e agli approvvigionamenti energetici. Ha citato in particolare gli attacchi iraniani contro gli Stati membri, con più di 7.000 missili balistici e UAV, che hanno colpito aeroporti, porti, centrali elettriche, impianti di dissalazione e strutture petrolifere e del gas, causando la morte di civili innocenti in una guerra alla quale gli Stati del GCC non erano parte.

Perché Albudaiwi ha definito fondamentale il dialogo strategico con la Federazione Russa? Secondo quanto riferito da SPA, Albudaiwi ha collegato l’importanza del dialogo strategico alla necessità di intensificare consultazioni e coordinamento su questioni regionali e internazionali di comune interesse. La sua tesi è che, di fronte ad attacchi che minano sicurezza e sovranità e a minacce dirette a navigazione e approvvigionamenti energetici, il canale con Mosca diventa uno strumento di concertazione. Non ha indicato, nel testo diffuso, quali dossier specifici siano stati affrontati né quali risultati concreti siano stati prodotti dall’incontro.

Quali informazioni non sono contenute nel testo diffuso dall’agenzia? Il testo si interrompe nel punto in cui Albudaiwi iniziava a dettagliare l’estensione delle aggressioni. Non sono indicati eventuali documenti congiunti, intese operative o dichiarazioni finali del Nono incontro. Non è specificato quali temi siano stati affrontati oltre a quelli menzionati, né se il formato del dialogo strategico manterrà la stessa cadenza. Non sono riportati importi, accordi economici o impegni di sicurezza. Queste omissioni riguardano esclusivamente il materiale pubblicato e non implicano l’assenza di tali elementi.