Dal 1° Dhul-Qidah 1446 AH, corrispondente al 29 aprile 2025, e fino alla fine della stagione del Hajj, le strutture ricettive della Mecca non potranno ospitare persone prive di permesso Hajj o di permesso ufficiale di ingresso per lavoro o residenza in città. È la direttiva che il Ministero del Turismo ha trasmesso a tutti gli esercizi di ospitalità della città santa, come ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA il 13 aprile 2025.
La comunicazione del Ministero del Turismo si collega alla dichiarazione del Ministero dell’Interno sulle misure e le procedure volte a tutelare il benessere dei pellegrini e a garantire che possano compiere il Hajj in sicurezza, serenità e tranquillità. Il Ministero dell’Interno ha precisato che, a partire da martedì 29 aprile 2025, 1° Dhul-Qidah 1446 AH, i titolari di qualsiasi tipo di visto diverso dal visto Hajj non saranno autorizzati a entrare o a restare alla Mecca.
Il Ministero del Turismo ha rilevato che le strutture di ospitalità hanno il divieto assoluto di alloggiare le persone contemplate dall’annuncio del Ministero dell’Interno durante il periodo indicato. La misura rientra negli sforzi complessivi per garantire la sicurezza della stagione del Hajj, in coordinamento con le altre entità governative. Ma cosa significa, in concreto, per chi gestisce un albergo o un alloggio nella città santa?
Il ministero ha inoltre ribadito l’obbligo, per tutti gli esercizi ricettivi della Mecca, di rispettare le normative e le procedure che disciplinano la stagione del Hajj 1446H. Ha chiesto piena collaborazione con le autorità competenti per salvaguardare i pellegrini e ha ricordato che qualsiasi violazione di queste direttive comporterà sanzioni legali. La formulazione è netta: non si tratta di un invito, ma di un obbligo accompagnato da conseguenze giuridiche per chi non lo rispetta.
La sequenza degli adempimenti è chiara. Prima la dichiarazione del Ministero dell’Interno, che fissa la data del 29 aprile 2025 e il criterio del visto: chi ha un visto diverso da quello Hajj non può entrare né rimanere alla Mecca. Poi la circolare del Ministero del Turismo, che trasferisce quel criterio sul piano dell’ospitalità: nessuna struttura della città può accogliere chi ricade nel divieto. Infine l’estensione temporale: la direttiva vale dal 1° Dhul-Qidah 1446 AH fino alla conclusione della stagione del Hajj.
Il testo non specifica quali tipologie di esercizi siano interessate oltre alla formula generale di «strutture di ospitalità» e «esercizi ricettivi», né indica l’importo delle sanzioni previste. Non chiarisce nemmeno le modalità di verifica dei permessi da parte dei gestori. Sono tutti elementi che la fonte non riporta e sui quali le strutture dovranno probabilmente confrontarsi con le autorità competenti citate nel comunicato.
La direttiva arriva a poco più di due settimane dall’entrata in vigore, un intervallo che pone agli operatori della ricettività meccana una questione organizzativa immediata. Come si verifica, alla reception, la validità di un permesso Hajj o di un permesso di lavoro o residenza? E come si gestiscono le prenotazioni già confermate per il periodo interessato?
Il collegamento con il Ministero dell’Interno non è casuale. La dichiarazione sulle misure di ingresso e permanenza alla Mecca riguarda i titolari di visti diversi da quello Hajj, e la circolare del Turismo ne estende l’efficacia al settore alberghiero. In questo modo il controllo non avviene soltanto ai punti di accesso alla città, ma anche nelle strutture che ospitano i visitatori. È una logica di filtro su due livelli: l’ingresso e l’alloggio.
Il comunicato inquadra la misura nella tutela del benessere dei pellegrini e nella necessità che il Hajj si svolga in sicurezza, serenità e tranquillità. Non vengono indicati numeri di pellegrini attesi, né dati sulle strutture ricettive della Mecca, né il numero di controlli previsti. La fonte si limita a enunciare l’obbligo, la finestra temporale e le conseguenze in caso di violazione.
Per gli operatori, la domanda pratica resta quella del perimetro. La direttiva parla di «tutte le strutture di ospitalità» e di «tutti gli esercizi ricettivi» della Mecca: un linguaggio ampio, che non distingue tra grandi alberghi e piccole strutture. Chi gestisce un esercizio ricettivo sa che la mancata osservanza delle direttive comporta sanzioni legali, ma il testo non precisa la natura né l’entità di tali sanzioni.
Un altro elemento che emerge dalla comunicazione è il coordinamento tra entità governative. Il Ministero del Turismo parla esplicitamente di sforzi complessivi in coordinamento con altri organismi pubblici e chiede piena collaborazione con le autorità competenti. La direttiva, quindi, non è un atto isolato del dicastero del Turismo, ma si inserisce in un dispositivo più ampio che coinvolge più istituzioni.
La data del 29 aprile 2025 coincide con il 1° Dhul-Qidah 1446 AH, e la direttiva resta in vigore fino alla fine della stagione del Hajj. Chi ha un visto diverso da quello Hajj, dunque, non potrà entrare o restare alla Mecca da quella data, e le strutture ricettive non potranno ospitarlo. La sovrapposizione tra calendario hijri e calendario gregoriano è indicata dalla fonte con precisione, proprio perché la scadenza è operativa.
Resta da capire come le strutture della Mecca interpreteranno il requisito del permesso di lavoro o residenza. La fonte lo cita come alternativa al permesso Hajj: chi non ha il permesso Hajj può comunque essere ospitato se dispone di un permesso ufficiale di ingresso per lavoro o residenza in città. È una distinzione che gli operatori dovranno applicare caso per caso, senza che il comunicato indichi procedure specifiche di controllo.
Il Ministero del Turismo ha scelto di ribadire l’obbligo con un linguaggio che non lascia margini: le strutture hanno il divieto assoluto di alloggiare le persone coperte dall’annuncio del Ministero dell’Interno. La parola «assoluto» segna il tono della circolare, che arriva a due settimane dall’entrata in vigore. Per il settore ricettivo meccano, la stagione del Hajj 1446H si apre dunque con un vincolo in più, che riguarda non solo chi arriva in città ma anche chi lo accoglie.
La fonte non indica se siano previste campagne informative, piattaforme di verifica o elenchi di strutture autorizzate. Non riporta nemmeno dichiarazioni di singoli funzionari. Il comunicato si chiude con l’appello alla cooperazione e con il richiamo alle sanzioni, lasciando agli operatori il compito di tradurre l’obbligo in procedure quotidiane.
Da quando e fino a quando vale il divieto per le strutture ricettive della Mecca? La direttiva del Ministero del Turismo si applica dal 1° Dhul-Qidah 1446 AH, corrispondente al 29 aprile 2025, e resta in vigore fino alla fine della stagione del Hajj. In quello stesso periodo, secondo il Ministero dell’Interno, i titolari di visti diversi da quello Hajj non possono entrare o restare alla Mecca. Le strutture ricettive non possono ospitare chi ricade in questo divieto.
Chi può essere ospitato nelle strutture della Mecca durante il periodo indicato? Possono essere ospitati i titolari di un permesso Hajj oppure di un permesso ufficiale di ingresso per lavoro o residenza nella città. Il Ministero del Turismo vieta invece di alloggiare chi non possiede questi permessi. La fonte non specifica le modalità con cui i gestori devono verificare i documenti degli ospiti, né indica procedure operative particolari per la reception.
Quali conseguenze sono previste per le strutture che violano la direttiva? Il Ministero del Turismo ha ricordato che qualsiasi violazione delle direttive comporterà sanzioni legali. Il comunicato non indica l’importo, la natura o la procedura di applicazione delle sanzioni. Il ministero ha anche chiesto piena collaborazione con le autorità competenti per salvaguardare i pellegrini durante la stagione del Hajj 1446H.
Con quale provvedimento si coordina la circolare del Ministero del Turismo? La circolare si collega alla dichiarazione del Ministero dell’Interno sulle misure per tutelare i pellegrini e garantire lo svolgimento del Hajj in sicurezza. Il Ministero dell’Interno ha stabilito che dal 29 aprile 2025 i titolari di visti diversi da quello Hajj non possono entrare o restare alla Mecca. Il Ministero del Turismo estende quel criterio al settore dell’ospitalità.
La direttiva riguarda solo gli alberghi della Mecca? Il comunicato parla di tutte le strutture di ospitalità e di tutti gli esercizi ricettivi della Mecca, senza distinguere tra grandi alberghi e altre tipologie. Non vengono indicati elenchi di strutture interessate né criteri dimensionali. La fonte non chiarisce nemmeno se siano previste verifiche specifiche o campagne informative rivolte agli operatori del settore.