La Lega Musulmana Mondiale (MWL) ha condannato con fermezza l’attacco terroristico compiuto dalla milizia Houthi contro una stazione di distribuzione elettrica a Madinah, definendolo una continuazione della sua aggressione contro il Regno dell’Arabia Saudita.
Come ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA il 2 ottobre 2026 da Makkah, il segretario generale della MWL e presidente dell’Organizzazione degli Studiosi Musulmani, lo sceicco dott. Mohammed Al-Issa, ha denunciato l’approccio terroristico della milizia Houthi e i suoi attacchi che prendono di mira la sacralità dei luoghi santi e diversi obiettivi civili, in flagrante violazione dei valori dell’Islam e dei più elementari principi umanitari.
Al-Issa ha aggiunto che tali azioni violano le sacralità religiose e i sentimenti religiosi e umanitari, osservando che i successivi crimini terroristici della milizia costituiscono un tradimento della religione e dei musulmani.
La condanna arriva da Makkah, la città più sacra dell’Islam, e riguarda un attacco diretto a Madinah, la seconda città santa, dove si trova la Moschea del Profeta. Non è un dettaglio secondario: l’obiettivo colpito non è un sito militare né un’infrastruttura remota, ma una stazione di distribuzione elettrica che serve una città che ospita uno dei luoghi più venerati da oltre un miliardo e mezzo di musulmani nel mondo. Come si può parlare di legittima difesa quando il bersaglio è l’energia elettrica di una città santa?
La MWL non è una sigla qualsiasi nel panorama islamico internazionale. Si tratta di un’organizzazione con sede a Makkah che riunisce studiosi, giuristi e istituzioni religiose di numerosi Paesi, e il suo segretario generale presiede anche l’Organizzazione degli Studiosi Musulmani. Quando una voce di questo peso parla di «tradimento della religione e dei musulmani», il linguaggio scelto non è casuale né diplomatico: è una rottura esplicita sul piano religioso, non soltanto politico. La domanda che molti osservatori si pongono è semplice: quale autorità religiosa può ancora legittimare un movimento che colpisce l’elettricità di Madinah?
Nel comunicato diffuso da SPA, Al-Issa non si limita a condannare il singolo episodio. Parla di un «approccio terroristico» e di «crimini terroristici successivi», cioè di una condotta ripetuta nel tempo, non di un incidente isolato. La distinzione conta, perché sposta il giudizio dalla tattica alla natura stessa del gruppo. Se gli attacchi si susseguono contro luoghi santi e obiettivi civili, come si può sostenere che si tratti di azioni accidentali o di errori di mira?
Il riferimento alla «sacralità dei luoghi santi» è il cuore religioso della condanna. Madinah non è soltanto una città saudita: è il luogo in cui il Profeta Maometto emigrò e fondò la prima comunità musulmana, ed è meta di pellegrinaggio durante tutto l’anno, non solo nei mesi dell’Hajj. Colpire la rete elettrica di una simile città significa toccare la vita quotidiana di residenti, pellegrini e visitatori, oltre che il funzionamento di strutture essenziali. Quanto può reggere una città santa senza corrente, senza ospedali pienamente operativi, senza illuminazione nei luoghi di culto?
La MWL definisce l’attacco anche una violazione dei «più elementari principi umanitari». È una formula che richiama il diritto internazionale umanitario, che protegge gli impianti civili e le infrastrutture indispensabili alla popolazione. Il comunicato non cita convenzioni specifiche né organismi internazionali, ma il concetto è chiaro: la stazione di distribuzione elettrica rientra tra gli oggetti civili, e la sua distruzione o il suo danneggiamento ricadono su civili che non partecipano alle ostilità. Chi paga davvero il prezzo di un attacco a una cabina elettrica, se non le famiglie che vivono in quella città?
Un altro passaggio merita attenzione: la condanna parla di «continuazione della sua aggressione contro il Regno dell’Arabia Saudita». La parola «continuazione» colloca l’episodio in una sequenza, non lo presenta come un fatto nuovo e isolato. La MWL, cioè, legge l’attacco alla stazione di Madinah come un tassello di una campagna più ampia diretta contro il territorio saudita. È una lettura che ha implicazioni politiche oltre che religiose, perché suggerisce una linea di condotta sistematica e non una singola decisione sul campo. Quante volte ancora dovrà essere condannato lo stesso tipo di attacco prima che la comunità internazionale ne tragga le conseguenze?
Il comunicato è stato diffuso da Makkah, e la scelta della sede non è priva di significato simbolico. La condanna arriva dalla città in cui la MWL ha la sua base e dalla quale l’organizzazione parla al mondo islamico. Il messaggio, quindi, non è rivolto soltanto alle cancellerie occidentali o alle organizzazioni internazionali, ma innanzitutto ai musulmani: la milizia Houthi viene descritta come un soggetto che agisce contro gli interessi e i sentimenti dei musulmani stessi. Come può un movimento che si presenta come difensore dell’Islam colpire le città sante dell’Islam?
Sul piano dei fatti materiali, il comunicato della MWL è netto ma essenziale: un attacco terroristico, una stazione di distribuzione elettrica a Madinah, la condanna dell’organizzazione, le parole del segretario generale. Non vengono indicati né il numero di vittime, né l’entità dei danni, né l’ora esatta dell’attacco, né le modalità tecniche con cui sarebbe stato condotto. Non viene specificato se la stazione fosse ancora funzionante, se l’erogazione sia stata interrotta o ripristinata, né quali quartieri o strutture abbiano subito conseguenze. Sono tutti elementi che il testo diffuso da SPA non contiene.
Non compaiono nemmeno dettagli su eventuali rivendicazioni, su operazioni militari di risposta o su misure di sicurezza adottate dopo l’attacco. La MWL non annuncia iniziative concrete, come campagne di sensibilizzazione, appelli formali a organizzazioni internazionali o richieste di indagini. Il comunicato resta sul piano della condanna morale e religiosa, senza indicare passi successivi. È una scelta che lascia aperte diverse domande: una condanna, per quanto autorevole, basta a fermare chi colpisce infrastrutture civili?
Il contesto in cui si inserisce la dichiarazione è quello di una crescente attenzione per la protezione delle infrastrutture civili nel Regno. Le stazioni di distribuzione elettrica alimentano ospedali, sistemi idrici, comunicazioni, illuminazione pubblica e servizi domestici. Un danno a queste strutture non si misura soltanto in kilowatt persi, ma in continuità dei servizi essenziali per una popolazione che include residenti stabili e visitatori stagionali. In una città come Madinah, dove l’afflusso di pellegrini è costante, la tenuta della rete elettrica ha un valore che va oltre l’economia. Cosa succede a un pellegrino che arriva in città e trova i servizi ridotti o interrotti?
La condanna della MWL si inserisce anche in un quadro di dichiarazioni ricorrenti da parte di istituzioni islamiche contro atti che colpiscono luoghi sacri o simboli religiosi. La novità, in questo caso, è che l’oggetto dell’attacco non è un edificio di culto ma un impianto tecnico: una stazione di distribuzione. È un cambio di categoria che rende il giudizio religioso più articolato, perché collega la protezione dei luoghi santi alla protezione delle condizioni materiali che permettono la vita in quei luoghi. Si può davvero separare la santità di una città dalla sicurezza di chi la abita e la visita?
Il linguaggio usato da Al-Issa insiste su due piani distinti ma intrecciati: quello religioso, con il richiamo ai valori dell’Islam e alle sacralità violate, e quello umanitario, con il riferimento ai principi più elementari. Questa doppia chiave permette alla MWL di parlare contemporaneamente a un pubblico di fedeli e a un pubblico istituzionale. Non è una coincidenza che il comunicato parli di «sentimenti religiosi e umanitari»: l’obiettivo è mostrare che l’attacco offende sia la fede sia la comune umanità. Quale dei due argomenti pesa di più, oggi, nel giudizio pubblico su simili episodi?
Va notato che il testo non nomina Paesi terzi, non indica mediatori, non cita risoluzioni delle Nazioni Unite e non fa riferimento a precedenti negoziati. La condanna resta concentrata sul giudizio morale e sulla qualificazione dell’atto come terroristico. Questa sobrietà può essere letta in due modi: come volontà di non aprire fronti diplomatici ulteriori, oppure come scelta di lasciare che siano altri attori, sul piano politico e militare, a trarre le conseguenze operative. In entrambi i casi, il comunicato fissa una posizione chiara e difficilmente reversibile. Che margini restano, dopo una condanna di questo tenore, per un dialogo con chi ha colpito Madinah?
La data del comunicato, il 2 ottobre 2026, e la sua diffusione attraverso l’agenzia di stampa saudita SPA ne fanno un documento pubblico, destinato a essere citato e ripreso. La MWL, attraverso il suo segretario generale, mette per iscritto che l’attacco a una stazione elettrica di Madinah è un crimine terroristico e un tradimento della religione e dei musulmani. Sono parole che resteranno agli atti, indipendentemente da ciò che accadrà nelle prossime settimane sul terreno. Quanto peserà, in futuro, questa presa di posizione nel dibattito interno al mondo islamico?
Resta il fatto che il comunicato non fornisce il quadro completo dell’episodio. Non sappiamo, dalla fonte, quante persone siano state coinvolte, se vi siano stati feriti, quali strutture abbiano perso corrente, quanto tempo sia durata un’eventuale interruzione e come la situazione sia stata gestita. Non sappiamo se vi siano state condanne analoghe da altre istituzioni, né se la MWL abbia coordinato la propria dichiarazione con altri organismi. Sono informazioni che il testo diffuso da SPA non riporta, e che quindi non possono essere aggiunte senza uscire da ciò che la fonte documenta.
Ciò che il comunicato rende evidente è la posta in gioco: la protezione delle città sante non si limita ai luoghi di culto, ma comprende le infrastrutture che ne rendono possibile la vita quotidiana. La condanna della MWL sposta l’attenzione su questo punto e lo fa con un linguaggio religioso e umanitario insieme. La domanda che resta aperta, e che nessuna dichiarazione può chiudere da sola, è se una condanna morale di questa portata riuscirà a incidere sulla condotta di chi ha scelto di colpire l’elettricità di Madinah.
Chi ha condannato l’attacco alla stazione elettrica di Madinah? La Lega Musulmana Mondiale (MWL) ha condannato con fermezza l’attacco terroristico compiuto dalla milizia Houthi contro una stazione di distribuzione elettrica a Madinah. Il comunicato è stato diffuso da Makkah il 2 ottobre 2026 attraverso l’agenzia di stampa saudita SPA. La MWL ha definito l’atto una continuazione dell’aggressione contro il Regno dell’Arabia Saudita, collocandolo quindi in una sequenza di episodi e non come fatto isolato.
Cosa ha dichiarato il segretario generale della MWL? Lo sceicco dott. Mohammed Al-Issa, segretario generale della MWL e presidente dell’Organizzazione degli Studiosi Musulmani, ha denunciato l’approccio terroristico della milizia Houthi e i suoi attacchi contro la sacralità dei luoghi santi e diversi obiettivi civili. Ha parlato di flagrante violazione dei valori dell’Islam e dei più elementari principi umanitari, aggiungendo che tali azioni violano le sacralità religiose e i sentimenti religiosi e umanitari.
Perché l’attacco è definito un tradimento della religione e dei musulmani? Secondo il comunicato, i successivi crimini terroristici della milizia costituiscono un tradimento della religione e dei musulmani. La motivazione si basa sul fatto che gli attacchi prendono di mira la sacralità dei luoghi santi e obiettivi civili, in violazione dei valori dell’Islam e dei principi umanitari. Madinah è la seconda città santa dell’Islam e ospita la Moschea del Profeta, meta di pellegrinaggio durante tutto l’anno.
Quali informazioni non sono contenute nel comunicato della MWL? Il testo diffuso da SPA non indica il numero di vittime, l’entità dei danni, l’ora esatta dell’attacco né le modalità tecniche con cui sarebbe stato condotto. Non specifica se l’erogazione elettrica sia stata interrotta o ripristinata, né quali quartieri o strutture abbiano subito conseguenze. Non riporta rivendicazioni, operazioni militari di risposta o misure di sicurezza adottate dopo l’attacco, e non annuncia iniziative concrete della MWL.
Qual è il significato della condanna diffusa da Makkah? La condanna arriva da Makkah, sede della MWL e città più sacra dell’Islam, e riguarda un attacco a Madinah, la seconda città santa. Il messaggio è rivolto non solo alle istituzioni internazionali ma anche ai musulmani di tutto il mondo. La MWL descrive la milizia Houthi come un soggetto che agisce contro gli interessi e i sentimenti dei musulmani stessi, colpendo le città sante dell’Islam.
La condanna prevede misure concrete? No. Il comunicato resta sul piano della condanna morale e religiosa e non annuncia campagne di sensibilizzazione, appelli formali a organizzazioni internazionali o richieste di indagini. Non nomina Paesi terzi, mediatori, risoluzioni delle Nazioni Unite o precedenti negoziati. Non vengono indicati passi successivi né conseguenze operative, lasciando aperta la questione di come una condanna morale possa incidere sulla condotta di chi colpisce infrastrutture civili.





