Cinque opportunità di investimento industriale congiunto approvate dagli Stati del Golfo: è quanto ha annunciato il segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), Jasem Albudaiwi, intervenendo martedì al primo Forum e Mostra “Made in GCC 2026”, ospitato all’Exhibition World Bahrain di Sakhir, in Bahrain.
Come ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA il 6 ottobre 2026, l’evento è organizzato congiuntamente dal Segretariato generale del GCC e dal Ministero dell’Industria e del Commercio del Regno del Bahrain, sotto il tema “Verso un’economia industriale del Golfo più integrata, competitiva e pronta al futuro”.
Albudaiwi ha spiegato che il forum “incarna una visione condivisa concordata dai leader degli Stati del GCC”, secondo cui l’industria è un pilastro fondante per la diversificazione dell’economia del Golfo, e che “la forza delle nostre economie non si misura solo dalle risorse che possediamo, ma da ciò che produciamo ed esportiamo”.
Il segretario generale ha aggiunto che il forum porta un messaggio chiaro: i prodotti del Golfo dovrebbero essere la prima scelta per consumatori e investitori, sia all’interno degli Stati membri sia sui mercati globali. Ma cosa significa, in concreto, trasformare questa ambizione in scelte di acquisto quotidiane per milioni di consumatori della regione?
Albudaiwi ha ricostruito le origini di questa visione: “Questa visione non è nata dal nulla; l’azione industriale congiunta del Golfo è stata costruita negli anni su una solida base di politiche e risoluzioni, unificando standard e specifiche, facilitando il movimento di beni e materiali industriali, proteggendo i prodotti del Golfo, promuovendo una concorrenza leale e sostenendo l’integrazione delle catene di approvvigionamento”.
Da questo percorso deriva un dato che il segretario generale ha citato esplicitamente: gli Stati del GCC ospitano oggi più di 22.000 fabbriche che impiegano oltre 1,7 milioni di lavoratori, con il manifatturiero che contribuisce per il 13% al prodotto interno lordo del Consiglio di cooperazione del Golfo.
Numeri che pongono una domanda diretta: un contributo del 13% al GDP è sufficiente per parlare di diversificazione raggiunta, o rappresenta soltanto il punto di partenza di un percorso ancora lungo?
Nel suo intervento, Albudaiwi ha sottolineato il ruolo centrale del Comitato per la cooperazione industriale del GCC, definendolo “cardine di questo cammino” per l’avanzamento dell’integrazione industriale del Golfo. Ha evidenziato che gli sforzi del comitato hanno prodotto risultati rilevanti, tra cui l’unificazione delle principali legislazioni industriali, l’adozione della Strategia industriale del GCC 2022-2030, la valorizzazione dei prodotti nazionali e l’estensione della protezione collettiva alle industrie del Golfo.
L’adozione della Strategia industriale del GCC 2022-2030 è il quadro temporale entro cui si collocano queste misure: un orizzonte che copre l’intero decennio e che lega le decisioni legislative alla pianificazione industriale di lungo periodo. Quanto incide, però, l’unificazione delle legislazioni sulla vita concreta di un’impresa che vuole esportare da un Paese del Golfo a un altro?
Sul fronte degli investimenti industriali, Albudaiwi ha osservato che gli Stati del GCC hanno compiuto passi avanti, ed è in questo contesto che si inserisce l’approvazione delle cinque opportunità di investimento industriale congiunto annunciata nel corso del forum.
Il tema scelto per l’edizione 2026 — “Verso un’economia industriale del Golfo più integrata, competitiva e pronta al futuro” — riassume i tre assi attorno a cui ruotano i lavori: integrazione tra i mercati dei sei Stati membri, competitività dei prodotti regionali e capacità di rispondere alle trasformazioni future dell’industria.
La scelta di Sakhir, in Bahrain, come sede del primo forum “Made in GCC” non è neutra rispetto al messaggio: l’evento nasce dalla collaborazione tra il Segretariato generale del GCC e il Ministero dell’Industria e del Commercio del Regno del Bahrain, a conferma di un formato che intende mettere insieme l’istituzione regionale e l’amministrazione nazionale ospitante.
Albudaiwi ha parlato di un messaggio chiaro rivolto a due categorie distinte: i consumatori e gli investitori. Per i primi, l’invito è a considerare i prodotti del Golfo come prima scelta; per i secondi, l’indicazione riguarda le opportunità di investimento in un tessuto industriale che, secondo i dati citati, conta oltre 22.000 stabilimenti e 1,7 milioni di addetti.
Il collegamento tra protezione dei prodotti, concorrenza leale e integrazione delle catene di approvvigionamento è il filo che attraversa tutto l’intervento: non singole misure isolate, ma un insieme di politiche e risoluzioni accumulate nel tempo, come ha tenuto a precisare il segretario generale.
La partita dell’integrazione delle catene di approvvigionamento, in particolare, tocca direttamente la capacità delle fabbriche del Golfo di approvvigionarsi di materiali e componenti all’interno della regione. Quanto pesa, per un produttore, poter contare su fornitori vicini invece che su catene globali esposte a interruzioni?
Il forum e la mostra “Made in GCC 2026” si presentano dunque come una vetrina, ma anche come un momento di verifica politica: da un lato l’esposizione dei prodotti, dall’altro l’annuncio di cinque opportunità di investimento congiunto che dovranno ora tradursi in progetti concreti.
Restano da chiarire diversi aspetti che il resoconto dell’intervento non specifica: quali siano i settori delle cinque opportunità approvate, quali Stati membri siano coinvolti, quale sia il valore degli investimenti previsti e in quali tempi si prevede la loro realizzazione. Il lancio non indica nemmeno se le opportunità siano già assegnate a soggetti definiti o se siano aperte a manifestazioni di interesse.
Allo stesso modo, non viene precisato il numero di edizioni future del forum, né se “Made in GCC” diventerà un appuntamento periodico itinerante tra i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo. Si tratta di elementi che il testo diffuso non affronta e che, quindi, restano fuori dal quadro delle informazioni disponibili.
Ciò che il resoconto mette in evidenza è invece la cornice politica: una visione condivisa dai leader dei sei Stati, un impianto di politiche e risoluzioni costruito negli anni, un comitato tecnico incaricato di portare avanti l’integrazione e una strategia industriale con orizzonte 2030. Su questa base si innestano i numeri del manifatturiero regionale e l’annuncio delle cinque opportunità di investimento.
La domanda che attraversa l’intero forum riguarda la misura del cambiamento: come si passerà dalla protezione collettiva delle industrie del Golfo a una presenza competitiva sui mercati globali? E in che modo la scelta dei consumatori interni — invitati a preferire i prodotti regionali — si concilierà con le regole della concorrenza leale richiamate dallo stesso segretario generale?
Sono interrogativi che il primo “Made in GCC” pone sul tavolo senza offrire, per ora, risposte dettagliate. Il forum di Sakhir segna l’avvio di un formato nuovo, con un tema esplicito e un obiettivo dichiarato: rendere l’industria del Golfo più integrata, più competitiva e più pronta alle sfide future. I cinque investimenti congiunti approvati rappresentano il primo banco di prova visibile di questo percorso.
Quali dati ha citato Albudaiwi sul tessuto industriale del Golfo? Albudaiwi ha affermato che gli Stati del GCC ospitano oggi più di 22.000 fabbriche, che impiegano oltre 1,7 milioni di lavoratori. Ha aggiunto che il manifatturiero contribuisce per il 13% al prodotto interno lordo del Consiglio di cooperazione del Golfo. Questi numeri sono stati presentati come risultato di un percorso costruito negli anni su politiche e risoluzioni comuni, non come dato isolato.
Dove e quando si è tenuto il forum “Made in GCC 2026”? Il primo Forum e Mostra “Made in GCC 2026” si è tenuto martedì all’Exhibition World Bahrain di Sakhir, in Bahrain. L’evento è stato organizzato congiuntamente dal Segretariato generale del GCC e dal Ministero dell’Industria e del Commercio del Regno del Bahrain. Il tema scelto è “Verso un’economia industriale del Golfo più integrata, competitiva e pronta al futuro”, come riportato dall’agenzia di stampa saudita SPA il 6 ottobre 2026.
Cosa ha detto Albudaiwi sul ruolo del Comitato per la cooperazione industriale del GCC? Albudaiwi ha definito il Comitato per la cooperazione industriale del GCC un attore centrale nel cammino dell’integrazione industriale del Golfo. Ha indicato tra i risultati del comitato l’unificazione delle principali legislazioni industriali, l’adozione della Strategia industriale del GCC 2022-2030, la valorizzazione dei prodotti nazionali e l’estensione della protezione collettiva alle industrie del Golfo. Si tratta di misure accumulate nel tempo, non di iniziative isolate.
Quali informazioni non sono state fornite sull’annuncio delle cinque opportunità? Il resoconto non specifica i settori delle cinque opportunità di investimento industriale congiunto approvate, né quali Stati membri siano coinvolti. Non indica il valore degli investimenti previsti, i tempi di realizzazione, né se le opportunità siano già assegnate o aperte a manifestazioni di interesse. Non viene nemmeno precisato se il forum “Made in GCC” diventerà un appuntamento periodico itinerante tra i Paesi del GCC.
Qual è la visione condivisa citata da Albudaiwi riguardo all’industria? Albudaiwi ha detto che il forum incarna una visione condivisa dai leader degli Stati del GCC, secondo cui l’industria è un pilastro fondante per la diversificazione dell’economia del Golfo. Ha aggiunto che la forza delle economie non si misura solo dalle risorse possedute, ma da ciò che si produce ed esporta. Ha inoltre affermato che i prodotti del Golfo dovrebbero essere la prima scelta per consumatori e investitori.
Su quali basi politiche si fonda l’azione industriale congiunta del Golfo? Secondo Albudaiwi, l’azione industriale congiunta è stata costruita negli anni su una solida base di politiche e risoluzioni. Tra gli elementi citati figurano l’unificazione di standard e specifiche, la facilitazione del movimento di beni e materiali industriali, la protezione dei prodotti del Golfo, la promozione della concorrenza leale e il sostegno all’integrazione delle catene di approvvigionamento. Ha precisato che questa visione non è nata dal nulla.





