Wednesday, October 21, 2026
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Al Alsheikh partecipa al 12° incontro GCC sugli affari islamici a Manama

Al Alsheikh partecipa al 12° incontro GCC sugli affari islamici a Manama

Il ministro degli Affari islamici, della Dawah e dell’Orientamento, lo sceicco dott. Abdullatif Al Alsheikh, ha partecipato martedì al 12° incontro dei ministri responsabili degli affari islamici e dei waqf degli Stati membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), tenutosi a Manama, in Bahrain.

Come ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA il 20 ottobre 2026, all’incontro hanno preso parte ministri e capi delegazione provenienti da tutto il GCC.

L’incontro ha discusso diversi temi per rafforzare la cooperazione del Golfo negli affari islamici e nei waqf. Tra questi, lo scambio di ricerche, esperienze e competenze; la revisione delle iniziative di successo nel lavoro islamico; la Settimana dei waqf del GCC; e le modalità per sviluppare le attività dei waqf e rafforzarne il ruolo nella società.

Le discussioni hanno riguardato anche la sensibilizzazione sui waqf, sul lavoro caritatevole e sul volontariato.

I ministri hanno inoltre esplorato le opportunità di scambiare competenze nello sviluppo delle moschee preservando l’identità architettonica, di istituire un osservatorio scientifico del Golfo e di preparare un documento di lavoro per contrastare le ideologie devianti.

Queste discussioni mirano a rafforzare l’integrazione e il coordinamento tra gli Stati del GCC e a promuovere i valori della moderazione e dell’equilibrio.

Ma cosa significa concretamente riunire i responsabili degli affari islamici e dei waqf dei sei Stati del Golfo in un unico tavolo? L’incontro di Manama si colloca in un percorso che il GCC porta avanti da anni, e questa dodicesima edizione ne rappresenta la prosecuzione.

Il formato della riunione è quello consueto: ministri e capi delegazione si incontrano per discutere temi comuni e definire linee di lavoro condivise. La presenza dello sceicco dott. Abdullatif Al Alsheikh, ministro degli Affari islamici, della Dawah e dell’Orientamento del Regno, conferma il coinvolgimento saudita nel formato.

Il primo blocco di temi riguarda lo scambio di ricerche, esperienze e competenze. Non si tratta di un semplice gesto di cortesia istituzionale: mettere in comune il patrimonio di studi e di pratiche maturato nei diversi Paesi del Golfo significa creare una base conoscitiva condivisa su cui costruire iniziative comuni. Quante volte, in passato, esperienze positive sviluppate in un solo Stato del Golfo sono rimaste confinate entro i suoi confini per mancanza di canali di condivisione?

Il secondo elemento è la revisione delle iniziative di successo nel lavoro islamico. Anche qui il meccanismo è chiaro: individuare ciò che ha funzionato, analizzarlo e renderlo disponibile agli altri membri del Consiglio. È un approccio che punta a evitare la dispersione di risorse e a moltiplicare l’efficacia degli interventi.

Un capitolo specifico è dedicato alla Settimana dei waqf del GCC. Si tratta di un appuntamento che rientra tra le attività del Consiglio e che serve a richiamare l’attenzione pubblica sul ruolo dei waqf. Ma qual è, esattamente, il peso dei waqf nelle economie e nelle società del Golfo? Il testo diffuso da SPA non fornisce cifre, e questa è una delle informazioni che l’agenzia non ha reso note.

Il tema dello sviluppo delle attività dei waqf e del rafforzamento del loro ruolo nella società occupa una parte centrale delle discussioni. I waqf, i beni destinati a fini religiosi o caritatevoli, rappresentano da secoli uno strumento di solidarietà e di servizio pubblico nel mondo islamico. La domanda che i ministri si sono posti, stando a quanto riferito, è come svilupparne le attività e accrescerne la funzione sociale.

A questo si collega il tema della sensibilizzazione: informare il pubblico sui waqf, sul lavoro caritatevole e sul volontariato. Sensibilizzare significa rendere visibili opportunità che altrimenti resterebbero poco conosciute. Ma quanto è ampia, oggi, la consapevolezza dei cittadini del Golfo rispetto a questi strumenti? E quanto incide la comunicazione istituzionale sulla propensione a donare tempo e risorse?

Un altro filone riguarda le opportunità di scambio di competenze nello sviluppo delle moschee, con un vincolo esplicito: preservare l’identità architettonica. Qui il tema si fa delicato. Sviluppare una moschea significa intervenire su un edificio che ha una funzione religiosa e insieme un valore culturale e identitario. Come si coniuga l’ammodernamento con la tutela di un’identità architettonica che varia da Paese a Paese e persino da città a città? Il testo di SPA indica l’obiettivo ma non entra nei dettagli tecnici o progettuali.

I ministri hanno poi esplorato l’istituzione di un osservatorio scientifico del Golfo. La parola «osservatorio» suggerisce un organismo di monitoraggio e di studio, ma il comunicato non specifica né la composizione, né le funzioni, né la sede di un eventuale osservatorio. Si tratta, stando alla formulazione utilizzata, di un’opportunità esplorata, non di una decisione già assunta.

Il punto forse più sensibile è la preparazione di un documento di lavoro per contrastare le ideologie devianti. Anche in questo caso il testo non entra nel merito dei contenuti: non indica chi redigerà il documento, entro quali tempi, né quali strumenti operativi saranno previsti. Ma la scelta di inserire questo tema nell’agenda di un incontro ministeriale del GCC segnala che il contrasto alle ideologie devianti è considerato un ambito di cooperazione regionale.

Il filo che lega tutti questi punti è dichiarato: rafforzare l’integrazione e il coordinamento tra gli Stati del GCC e promuovere i valori della moderazione e dell’equilibrio. Moderazione ed equilibrio non sono concetti astratti in un’agenda di questo tipo: indicano una linea di lavoro che punta a sottrarre spazio agli estremismi e a consolidare un approccio condiviso alla gestione degli affari religiosi.

Vale la pena chiedersi come si traduca, nella pratica quotidiana delle istituzioni religiose dei sei Paesi, un obiettivo di integrazione formulato a livello ministeriale. I canali ci sono: gli incontri periodici, i gruppi di lavoro, le iniziative comuni come la Settimana dei waqf. Ma la distanza tra la dichiarazione di intenti e l’attuazione sul territorio è spesso la variabile decisiva.

Un altro elemento da considerare è la composizione della platea. All’incontro hanno partecipato ministri e capi delegazione provenienti da tutto il GCC. La presenza saudita è affidata allo sceicco dott. Abdullatif Al Alsheikh, che ricopre il dicastero degli Affari islamici, della Dawah e dell’Orientamento. La sua partecipazione si inserisce nella continuità della presenza del Regno a questo formato di riunioni.

Il contesto geografico non è neutro. Manama, capitale del Bahrain, ospita la dodicesima edizione dell’incontro. Il Bahrain è uno degli Stati membri del Consiglio di cooperazione del Golfo, insieme ad Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar. Riunirsi in uno degli Stati membri è la prassi ordinaria di questo tipo di consessi.

La data dell’incontro, martedì 20 ottobre 2026, colloca l’evento in una fase in cui il GCC continua a lavorare su più fronti di cooperazione. Quello degli affari islamici e dei waqf è uno dei tavoli, con una sua specificità: tocca direttamente la sfera religiosa, il patrimonio culturale e il tessuto sociale dei Paesi coinvolti.

Quanto pesa, in un’agenda regionale già densa, il capitolo degli affari islamici e dei waqf? La risposta dipende da come si valutano i risultati. Se si guarda alla produzione di documenti e di iniziative congiunte, il percorso è tracciato. Se si guarda all’impatto concreto sulle comunità, servono dati che il comunicato non offre.

È utile soffermarsi su un aspetto metodologico. Il testo diffuso da SPA elenca i temi discussi e gli obiettivi dichiarati, ma non riporta cifre, non indica importi, non specifica scadenze e non menziona dichiarazioni dei partecipanti. Questa è una caratteristica ricorrente dei comunicati su incontri ministeriali: l’informazione si concentra sull’agenda e sulle finalità, lasciando fuori i dettagli operativi.

Per il lettore, ciò significa che alcune domande restano aperte. Quali iniziative concrete saranno avviate dopo questo incontro? In che modo si misurerà il rafforzamento del ruolo dei waqf nella società? Quali passi seguiranno all’esplorazione di un osservatorio scientifico del Golfo? E con quali strumenti si tradurrà in pratica la preparazione del documento di lavoro sulle ideologie devianti?

Un ultimo elemento merita attenzione: il legame tra il lavoro sui waqf e il volontariato. Il comunicato accosta sensibilizzazione sui waqf, lavoro caritatevole e volontariato. Sono tre ambiti che si sostengono a vicenda: i waqf forniscono risorse e strutture, il lavoro caritatevole le orienta verso bisogni concreti, il volontariato aggiunge capitale umano. Considerarli insieme, come sembra fare l’agenda dell’incontro, indica una visione integrata del servizio alla comunità.

Resta il fatto che, al momento della diffusione del comunicato, SPA non ha reso noti né il calendario di attuazione delle iniziative discusse, né i nomi dei responsabili dei gruppi di lavoro eventualmente costituiti, né i contenuti del documento di lavoro sulle ideologie devianti. Sono proprio questi i dettagli che il testo dell’agenzia non riporta.

Chi ha partecipato al 12° incontro GCC sugli affari islamici a Manama? All’incontro hanno preso parte ministri e capi delegazione provenienti da tutti gli Stati membri del Consiglio di cooperazione del Golfo. Per l’Arabia Saudita era presente il ministro degli Affari islamici, della Dawah e dell’Orientamento, lo sceicco dott. Abdullatif Al Alsheikh. L’incontro si è tenuto martedì 20 ottobre 2026 a Manama, in Bahrain, come ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA.

Quali temi sono stati discussi nella riunione? L’agenda ha incluso lo scambio di ricerche, esperienze e competenze, la revisione delle iniziative di successo nel lavoro islamico, la Settimana dei waqf del GCC e le modalità per sviluppare le attività dei waqf e rafforzarne il ruolo nella società. Si è parlato anche di sensibilizzazione sui waqf, sul lavoro caritatevole e sul volontariato, oltre che di sviluppo delle moschee preservando l’identità architettonica.

Cosa prevede il punto sullo sviluppo delle moschee? I ministri hanno esplorato opportunità di scambio di competenze nello sviluppo delle moschee, con l’obiettivo dichiarato di preservare l’identità architettonica. Il comunicato di SPA indica la finalità ma non specifica progetti, sedi o criteri tecnici. Non vengono menzionati importi, tempi di realizzazione né Paesi capofila di eventuali iniziative congiunte in questo ambito.

A cosa serve un osservatorio scientifico del Golfo? Il comunicato menziona l’esplorazione dell’istituzione di un osservatorio scientifico del Golfo tra le opportunità discusse dai ministri. Il testo non precisa composizione, funzioni, sede o tempi di un eventuale osservatorio. Si tratta quindi di un’ipotesi di lavoro sul tavolo, non di una decisione formalizzata, e SPA non ha fornito ulteriori dettagli in merito.

Qual è l’obiettivo del documento di lavoro sulle ideologie devianti? I ministri hanno discusso la preparazione di un documento di lavoro per contrastare le ideologie devianti. Il comunicato non indica chi lo redigerà, entro quali tempi, né quali strumenti operativi prevedrà. L’iniziativa rientra nell’obiettivo più ampio di rafforzare integrazione e coordinamento tra gli Stati del GCC e di promuovere i valori della moderazione e dell’equilibrio.

Quali informazioni non sono state rese note da SPA? Il comunicato elenca temi e obiettivi ma non riporta cifre, importi, scadenze né dichiarazioni dei partecipanti. Non vengono indicati il calendario di attuazione delle iniziative discusse, i responsabili di eventuali gruppi di lavoro, i contenuti del documento sulle ideologie devianti e i dettagli sull’osservatorio scientifico del Golfo. Questi elementi restano fuori dal testo diffuso dall’agenzia.