La sorveglianza epidemiologica e la sua capacità di operare 24 ore su 24 rappresentano la prima linea di difesa contro le malattie infettive. Lo ha affermato il vice ministro della Salute per la Salute della Popolazione, il dott. Abdullah Assiri, intervenendo al Tazeez Annual Conference a Riyadh il 4 ottobre 2026.
Come ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA, il convegno è organizzato dalla Saudi Health Promotion and Education Association presso la King Saud University e riunisce esperti di sanità pubblica e di politiche sanitarie.
Assiri ha sostenuto che la sanità pubblica svolge il proprio ruolo più importante prima che si verifichino i focolai, attraverso la prevenzione, la preparazione e l’individuazione precoce di nuove malattie o di cambiamenti nei loro modelli. Un’affermazione che sposta l’attenzione dal momento della crisi a quello che la precede: ma quante risorse sono davvero dedicate a questa fase invisibile del lavoro sanitario?
Il vice ministro ha definito la sanità pubblica un pilastro chiave della sicurezza sanitaria, indicando nei programmi di immunizzazione e nel controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie tra le componenti più importanti del sistema di prevenzione. Sono elementi che operano quotidianamente e che raramente finiscono sotto i riflettori, eppure costituiscono la base su cui si regge la risposta a qualsiasi emergenza.
Assiri ha poi richiamato l’importanza della comunicazione durante le crisi e della fornitura al pubblico di informazioni equilibrate, che favoriscano l’adesione alle misure preventive e aiutino a evitare il panico. In un’epoca in cui le notizie viaggiano più veloci dei bollettini ufficiali, come si costruisce una comunicazione capace di essere credibile senza alimentare allarme?
L’esperienza MERS e le sfide future
Nel suo intervento, Assiri ha ripercorso l’esperienza dell’Arabia Saudita con la sindrome respiratoria mediorientale, la MERS, dal momento della sua prima comparsa nel 2012, includendo lo sviluppo dei sistemi di sorveglianza, di screening e di controllo delle infezioni. Si tratta di un percorso che ha attraversato oltre un decennio e che ha plasmato le capacità di risposta del Regno.
Il vice ministro ha osservato che le malattie infettive non conoscono confini e che affrontarle richiede l’individuazione precoce e l’isolamento dei casi, il tracciamento dei contatti e la valutazione del rischio per le persone esposte. Sono passaggi tecnici che, presi insieme, definiscono la qualità di una risposta sanitaria: quanto è solido un sistema che non riesce a tracciare in tempo i contatti di un caso?
Assiri ha aggiunto che le sfide future principali per la sanità pubblica sono la resistenza antimicrobica e l’approccio One Health, che riconosce l’interconnessione tra esseri umani, animali e ambiente. Ha sottolineato che affrontare queste sfide richiede sforzi integrati a livello locale, regionale e internazionale.
Il richiamo alla dimensione locale, regionale e internazionale non è un dettaglio retorico: la resistenza antimicrobica e le zoonosi si muovono lungo le stesse rotte del commercio e degli spostamenti umani. In che modo i sistemi di sorveglianza nazionali possono coordinarsi senza perdere la rapidità che li rende efficaci?
La conferenza Tazeez, ospitata alla King Saud University, riunisce esperti di sanità pubblica e di politiche sanitarie, un contesto in cui il tema della preparazione si intreccia con quello della promozione della salute e dell’educazione sanitaria. Il nome stesso dell’associazione organizzatrice richiama due funzioni che precedono la malattia: promuovere comportamenti sani e educare la popolazione.
Il quadro delineato da Assiri insiste su un punto: la prevenzione, la preparazione e l’individuazione precoce non sono attività accessorie rispetto alla cura, ma il terreno su cui si misura la tenuta di un sistema sanitario. Eppure, come dimostrano le crisi sanitarie degli ultimi anni, è proprio su questo terreno che si concentrano le difficoltà maggiori.
La sorveglianza che opera senza interruzioni, i programmi di immunizzazione, il controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie e la comunicazione equilibrata in tempo di crisi compongono un insieme di funzioni che devono lavorare in modo coordinato. Se una di queste funzioni si indebolisce, le altre ne risentono: è un’architettura, non una somma di parti.
Resta da capire come questa architettura venga alimentata nel tempo, tra formazione del personale, aggiornamento dei protocolli e investimenti nelle capacità di laboratorio. Il resoconto SPA non indica misure concrete annunciate al convegno, né cifre, né scadenze: si limita a esporre la posizione del vice ministro sui principi che devono guidare la sanità pubblica.
Il riferimento alla MERS, dal 2012 a oggi, offre comunque un’indicazione del percorso compiuto dal Regno nel campo della sorveglianza, dello screening e del controllo delle infezioni. È un’esperienza che il vice ministro ha scelto di richiamare davanti a una platea di esperti e policy maker, quasi a voler collegare il passato recente alle sfide che attendono il sistema.
La resistenza antimicrobica e l’approccio One Health, indicati come sfide future, richiedono una cooperazione che va oltre il settore sanitario e coinvolge l’agricoltura, l’ambiente e la sicurezza alimentare. Quanto è pronta la governance sanitaria a lavorare con settori che tradizionalmente non parlano la sua lingua?
Il messaggio centrale dell’intervento resta la priorità del momento che precede l’emergenza: prevenire, prepararsi, individuare presto. È una priorità che non produce notizie finché non fallisce, ed è forse per questo che fatica a ottenere attenzione. Ma è proprio lì che si decide la differenza tra un focolaio contenuto e una crisi.
Il convegno di Riyadh ha offerto una piattaforma per ribadire questi principi davanti a esperti di sanità pubblica e di politiche sanitarie. Non è emerso, dal resoconto SPA, alcun annuncio di nuovi programmi, finanziamenti o iniziative operative: il testo si concentra sulle posizioni espresse dal vice ministro e sul quadro concettuale che le sostiene.
La domanda che resta aperta è quella che ogni sistema sanitario si trova prima o poi ad affrontare: come si misura la solidità di una prima linea di difesa che, per definizione, lavora nell’ombra e prima che il pericolo diventi visibile?
Chi ha parlato al Tazeez Annual Conference e su quale tema? Il vice ministro della Salute per la Salute della Popolazione, il dott. Abdullah Assiri, è intervenuto al Tazeez Annual Conference a Riyadh il 4 ottobre 2026. Ha affermato che i sistemi di sorveglianza epidemiologica e la loro capacità di operare 24 ore su 24 rappresentano la prima linea di difesa contro le malattie infettive. Il convegno è organizzato dalla Saudi Health Promotion and Education Association presso la King Saud University e riunisce esperti di sanità pubblica e di politiche sanitarie.
Quale ruolo ha assegnato Assiri alla sanità pubblica? Assiri ha sostenuto che la sanità pubblica svolge il proprio ruolo più importante prima che si verifichino i focolai, attraverso prevenzione, preparazione e individuazione precoce di nuove malattie o di cambiamenti nei loro modelli. Ha definito la sanità pubblica un pilastro chiave della sicurezza sanitaria. Ha inoltre indicato nei programmi di immunizzazione e nel controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie tra le componenti più importanti del sistema di prevenzione.
Cosa ha detto sull’esperienza MERS in Arabia Saudita? Assiri ha ripercorso l’esperienza dell’Arabia Saudita con la sindrome respiratoria mediorientale, la MERS, dal momento della sua prima comparsa nel 2012. Il percorso ha incluso lo sviluppo dei sistemi di sorveglianza, di screening e di controllo delle infezioni. Ha osservato che le malattie infettive non conoscono confini e che affrontarle richiede individuazione precoce e isolamento dei casi, tracciamento dei contatti e valutazione del rischio per le persone esposte.
Quali sono le sfide future indicate dal vice ministro? Secondo Assiri, le sfide future principali per la sanità pubblica sono la resistenza antimicrobica e l’approccio One Health, che riconosce l’interconnessione tra esseri umani, animali e ambiente. Ha sottolineato che affrontare queste sfide richiede sforzi integrati a livello locale, regionale e internazionale. Il resoconto SPA non indica misure operative specifiche annunciate al convegno per affrontarle.
Perché la comunicazione in crisi è centrale nell’intervento? Assiri ha richiamato l’importanza della comunicazione durante le crisi e della fornitura al pubblico di informazioni equilibrate. Tali informazioni devono favorire l’adesione alle misure preventive e aiutare a evitare il panico. Il punto si collega alla sua visione della sanità pubblica come pilastro della sicurezza sanitaria: la comunicazione è parte del sistema di prevenzione, non un accessorio. Il resoconto SPA non specifica strumenti o canali indicati per questa comunicazione.