Il numero di prodotti con licenza del Marchio di qualità saudita ha raggiunto circa 456.410 alla fine di luglio 2026, in aumento rispetto ai 422.713 della fine del 2025, con una crescita del 206% dal 2022 al 2025. È il dato più concreto di un sistema che, secondo la Saudi Standards, Metrology and Quality Organization, serve a orientare le scelte dei consumatori in un mercato saudita in continua espansione.
Come ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA il 1° ottobre 2026 da Riyadh, il Marchio di qualità saudita aiuta i consumatori a identificare i prodotti che soddisfano i più alti requisiti di conformità, mentre le opzioni disponibili sul mercato continuano ad ampliarsi.
Il marchio non è un semplice bollino apposto una volta per tutte. Il processo di certificazione si articola in cinque fasi: il soddisfacimento dei requisiti standard, la valutazione sul campo, la verifica della conformità, la licenza del prodotto e il follow-up periodico. Ottenere la licenza è dunque una tappa di un percorso continuo, con la responsabilità di mantenere la conformità che resta permanentemente in capo al titolare.
Ma cosa significa, in pratica, per un produttore entrare e restare in questo percorso? Significa accettare che la conformità non si esaurisca al momento del rilascio della licenza, ma venga verificata nel tempo attraverso controlli periodici. È un modello che sposta l’attenzione dalla certificazione iniziale alla tenuta della qualità lungo tutto il ciclo di vita del prodotto.
Il portavoce della Saudi Standards, Metrology and Quality Organization, l’ing. Wael AlTheyab, ha dichiarato che, mentre per la maggior parte dei prodotti il marchio è facoltativo, esso è obbligatorio per i prodotti ad alto rischio, tra cui cemento, barre di acciaio per armature, piastrelle ceramiche, apparecchi a gas e prolunghe elettriche, per garantire i più alti standard di sicurezza e qualità.
La distinzione tra prodotti facoltativi e prodotti obbligatori non è casuale. Le cinque categorie citate — cemento, acciaio per armature, piastrelle ceramiche, apparecchi a gas e prolunghe elettriche — hanno in comune il fatto di essere impiegate in contesti dove un difetto può avere conseguenze dirette su sicurezza e incolumità. Il cemento e le barre di acciaio sostengono strutture; le piastrelle ceramiche rivestono ambienti; gli apparecchi a gas e le prolunghe elettriche sono utilizzati quotidianamente nelle abitazioni.
Perché concentrare l’obbligo proprio su questi prodotti e non su tutti? La risposta implicita nel meccanismo è che il costo della conformità obbligatoria si giustifica dove il rischio è più alto, mentre per le altre categorie si lascia al mercato e al consumatore il compito di premiare chi sceglie volontariamente la certificazione.
AlTheyab ha inoltre osservato che il marchio sostiene le strutture nello sviluppo dei loro prodotti, nell’aumento della competitività e nella costruzione della fiducia tra produttori e consumatori. Sono tre effetti distinti: uno riguarda l’innovazione e il miglioramento del prodotto, uno riguarda la posizione sul mercato, uno riguarda la relazione con chi acquista.
Il legame tra certificazione e competitività merita di essere letto con attenzione. In un mercato dove le scelte di prodotto si moltiplicano, un marchio riconosciuto funziona come segnale: riduce l’asimmetria informativa tra chi produce e chi acquista. Il consumatore non deve valutare da solo specifiche tecniche e processi produttivi; può affidarsi a un’indicazione verificata da un’autorità.
Quanto pesa, però, questa fiducia nella decisione d’acquisto quotidiana? E quanto conta per un produttore investire nella conformità per distinguersi dai concorrenti? Sono domande a cui i numeri della crescita delle licenze offrono una risposta solo indiretta, ma il trend è chiaro: il numero di prodotti con licenza è passato da 422.713 alla fine del 2025 a circa 456.410 alla fine di luglio 2026.
Il dato sulla crescita percentuale copre un arco più lungo: dal 2022 al 2025 la crescita è stata del 206%. Si tratta di una misura che riguarda il triennio precedente e non il solo 2026, e va letta come indicazione dell’espansione del sistema di certificazione nel periodo indicato.
La struttura del processo in cinque fasi è il cuore tecnico del marchio. La prima fase, il soddisfacimento dei requisiti standard, riguarda le specifiche che il prodotto deve rispettare. La seconda, la valutazione sul campo, implica un esame che non si limita alla documentazione. La terza, la verifica della conformità, accerta che quanto dichiarato corrisponda a quanto verificato. La quarta è la licenza del prodotto. La quinta è il follow-up periodico.
Perché il follow-up periodico è considerato una fase e non un semplice controllo accessorio? Perché la licenza, da sola, non garantisce che la produzione resti conforme nel tempo. Cambiano i lotti, cambiano i fornitori, cambiano i processi: il controllo periodico serve a intercettare gli scostamenti prima che diventino un problema per il consumatore.
La responsabilità permanente di mantenere la conformità è un elemento che ricade sul titolare della licenza. Non è un obbligo che si esaurisce con l’ottenimento del marchio, ma una condizione che accompagna il prodotto per tutto il periodo in cui la licenza resta valida.
Il Marchio di qualità saudita si inserisce così in un doppio binario: da un lato protegge il consumatore, dall’altro sostiene le imprese che scelgono di certificarsi. La protezione del consumatore passa attraverso l’identificazione dei prodotti conformi; il sostegno alle imprese passa attraverso lo sviluppo del prodotto, la competitività e la fiducia.
Come si traduce tutto questo per chi acquista cemento, barre di acciaio, piastrelle ceramiche, apparecchi a gas o prolunghe elettriche? In questi casi il marchio non è una scelta del produttore, ma un requisito obbligatorio. Per il consumatore significa che quei prodotti, per essere sul mercato, devono aver superato il percorso di certificazione previsto.
Per le altre categorie, dove il marchio resta facoltativo, la dinamica è diversa. Il consumatore che incontra il marchio su un prodotto non obbligatorio sa che il produttore ha scelto volontariamente di sottoporsi al processo. È una scelta che può essere letta come segnale di affidabilità, ma resta appunto una scelta.
La crescita del numero di licenze tra la fine del 2025 e luglio 2026 suggerisce che questa scelta venga compiuta da un numero crescente di produttori. Il passaggio da 422.713 a circa 456.410 prodotti certificati in poco più di sette mesi indica un movimento in espansione, anche se il dato da solo non dice quante aziende vi siano dietro né come si distribuiscano tra le categorie.
E quali categorie hanno trainato questa crescita? Il materiale SPA non lo specifica. Non indica nemmeno una ripartizione per settore, per regione o per dimensione delle imprese. Sono informazioni che il comunicato non fornisce e che quindi non è possibile ricostruire.
Il ruolo della Saudi Standards, Metrology and Quality Organization è quello di gestire il sistema di certificazione e di verificarne il mantenimento. La dichiarazione del portavoce AlTheyab si concentra su tre funzioni del marchio: sviluppo del prodotto, competitività, fiducia tra produttori e consumatori. Sono le tre direttrici lungo cui l’organizzazione legge l’effetto del marchio.
La fiducia tra produttori e consumatori è forse l’elemento più difficile da misurare. Non esiste un indicatore unico che la quantifichi, ma il meccanismo del marchio la rende operativa: il consumatore vede un simbolo, il produttore sa che quel simbolo comporta obblighi verificabili. È un patto mediato dall’autorità di certificazione.
Quanto è importante che questo patto sia verificato nel tempo e non solo al momento del rilascio? È probabilmente la differenza tra un marchio che resta credibile e uno che si svuota. Il follow-up periodico è ciò che tiene insieme la promessa iniziale e la realtà produttiva che cambia.
Il mercato saudita, con l’ampliarsi delle scelte di prodotto, rende questo meccanismo sempre più rilevante. Più prodotti arrivano sugli scaffali, più diventa difficile per il consumatore orientarsi con i soli strumenti individuali. Un marchio istituzionale riduce quel carico e trasferisce parte della verifica a un processo strutturato.
Restano alcuni punti che il comunicato SPA non chiarisce. Non viene indicato quante licenze siano state sospese o revocate, né con quale frequenza avvengano i controlli di follow-up. Non viene specificato quante aziende siano titolari delle licenze conteggiate, né come si distribuiscano tra prodotti obbligatori e facoltativi. Non viene indicato alcun dato sui tempi medi di certificazione o sui costi per le imprese.
Sono assenze che non contraddicono i numeri pubblicati, ma ne delimitano la portata. Il dato di circa 456.410 prodotti con licenza alla fine di luglio 2026 e quello di 422.713 alla fine del 2025 restano i riferimenti quantitativi disponibili, insieme alla crescita del 206% registrata dal 2022 al 2025.
Il quadro che emerge è quello di un sistema di certificazione articolato in cinque fasi, con un obbligo esteso a cinque categorie di prodotti ad alto rischio e una responsabilità di conformità che non si esaurisce con la licenza. Il Marchio di qualità saudita, in questa lettura, opera su due fronti: rende identificabili i prodotti conformi e accompagna le imprese lungo un percorso di miglioramento continuo.
Per il consumatore, la conseguenza pratica è la possibilità di riconoscere i prodotti che hanno superato il processo. Per il produttore, la conseguenza è l’assunzione di un impegno che dura nel tempo. Per l’autorità di certificazione, il compito è verificare che entrambe le parti rispettino il patto.
È un equilibrio che si regge sulla continuità: la licenza come tappa, non come traguardo finale. Ed è forse questo l’aspetto che il dato sulla crescita delle licenze, da solo, non riesce a raccontare fino in fondo.
Quanti prodotti hanno ottenuto la licenza del Marchio di qualità saudita? Secondo i dati citati da SPA, il numero di prodotti con licenza ha raggiunto circa 456.410 alla fine di luglio 2026. Alla fine del 2025 erano 422.713. Il comunicato indica inoltre una crescita del 206% dal 2022 al 2025. Si tratta di valori riferiti a momenti diversi e a periodi diversi, che vanno letti separatamente: il confronto più diretto è quello tra la fine del 2025 e luglio 2026.
Quali sono le cinque fasi del processo di certificazione? Il processo si articola in cinque fasi: soddisfacimento dei requisiti standard, valutazione sul campo, verifica della conformità, licenza del prodotto e follow-up periodico. Ottenere la licenza è una tappa di un percorso continuo, non il punto finale. La responsabilità di mantenere la conformità resta permanentemente in capo al titolare, come indicato nel materiale SPA. Il follow-up periodico serve a verificare che la conformità permanga nel tempo.
Per quali prodotti il marchio è obbligatorio? Il portavoce della Saudi Standards, Metrology and Quality Organization, l’ing. Wael AlTheyab, ha dichiarato che il marchio è facoltativo per la maggior parte dei prodotti, ma obbligatorio per i prodotti ad alto rischio. Tra questi figurano cemento, barre di acciaio per armature, piastrelle ceramiche, apparecchi a gas e prolunghe elettriche. L’obiettivo indicato è garantire i più alti standard di sicurezza e qualità per le categorie considerate più critiche.
Quali benefici il marchio porta alle imprese? Secondo la dichiarazione del portavoce AlTheyab riportata da SPA, il marchio sostiene le strutture nello sviluppo dei loro prodotti, nell’aumento della competitività e nella costruzione della fiducia tra produttori e consumatori. Sono tre effetti distinti: miglioramento del prodotto, posizione sul mercato e relazione con chi acquista. Il comunicato non quantifica questi benefici né fornisce dati su singole aziende o settori specifici.
Cosa non specifica il comunicato SPA? Il materiale non indica quante licenze siano state sospese o revocate, né la frequenza dei controlli di follow-up. Non specifica quante aziende siano titolari delle licenze conteggiate, né come si distribuiscano tra prodotti obbligatori e facoltativi. Non fornisce dati sui tempi medi di certificazione o sui costi per le imprese. Queste informazioni non sono presenti nella fonte e non possono essere ricostruite dai dati pubblicati.





