La Royal Commission for AlUla (RCU) ha avviato una campagna di sensibilizzazione sui propri canali social per presentare i risultati di studi e indagini archeologiche condotte ad AlUla: circa 19.802 pannelli documentati, con più di 66.000 figure animali e oltre 11.000 figure umane. La campagna proseguirà fino alla fine dell’anno.
Come ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA il 27 settembre 2026, i pannelli rappresentano un registro umano che copre più di 12.000 anni e documentano aspetti della vita quotidiana, le trasformazioni sociali e il rapporto tra esseri umani, animali e ambiente circostante. Nel loro insieme, costituiscono il più grande database regionale indicizzato di arte rupestre della Penisola Arabica.
La campagna mette in luce i metodi scientifici e il lavoro collaborativo di archeologi e comunità locale ad AlUla per datare le incisioni e distinguere gli esempi più antichi da quelli più recenti. Il processo comprende sopralluoghi a piedi, fotografia, schizzi e descrizioni, oltre alla registrazione precisa delle coordinate dei siti.
I ricercatori esaminano anche la sovrapposizione delle immagini, le tecniche di esecuzione, i soggetti raffigurati e le iscrizioni associate. Analizzano inoltre uno strato scuro che si forma gradualmente sulla superficie rocciosa, noto come patina, per contribuire a determinare l’età relativa delle incisioni.
Ma cosa spinge una commissione reale a dedicare una campagna social lunga mesi a semplici incisioni sulla pietra? E perché proprio ad AlUla, e non altrove nel Regno, si concentra una simile mole di testimonianze?
La campagna copre 10 temi chiave: l’arte rupestre come registro storico; le prove della transizione dalla caccia all’allevamento; i cambiamenti ambientali e climatici; AlUla come snodo per il commercio e la comunicazione; gli sforzi di ricognizione e documentazione archeologica; i veicoli come simboli di status e influenza; gli animali estinti localmente; la sostenibilità dell’oasi e la proprietà delle mandrie; l’equitazione, il conflitto e la sopravvivenza; e la continuità di questa forma di espressione.
Le incisioni rivelano il ruolo dell’acqua nel sostenere il pastoralismo e fanno luce sul significato dei motivi geometrici. Con l’aumento dell’aridità nelle regioni circostanti, la valle di AlUla rimase un rifugio che offriva acqua, oasi e vegetazione.
Quante storie possono stare in una singola lastra di roccia consumata dal vento? E chi, tra pastori, mercanti e viandanti, ha lasciato per primo il proprio segno su queste superfici?
Il lavoro di datazione non si basa su un unico indizio. La sovrapposizione delle immagini consente di stabilire una sequenza relativa: ciò che è inciso sopra è più recente di ciò che sta sotto. Le tecniche di esecuzione, i soggetti raffigurati e le iscrizioni associate offrono ulteriori elementi di confronto. La patina, lo strato scuro che si forma lentamente sulla roccia, aggiunge un altro tassello per stimare l’età relativa delle carvings.
Il coinvolgimento della comunità locale non è un dettaglio secondario. I sopralluoghi a piedi, la fotografia, gli schizzi e le descrizioni richiedono tempo e conoscenza del territorio: chi vive ad AlUla conosce passaggi, pareti rocciose e percorsi che una ricognizione condotta solo dall’esterno potrebbe non individuare. La registrazione precisa delle coordinate rende poi ogni pannello rintracciabile e confrontabile all’interno del database.
Perché distinguere tra le incisioni più antiche e quelle più recenti cambia il modo in cui leggiamo l’intera valle? E in che misura la patina, formatasi nei secoli, può essere considerata una firma del tempo?
Il tema della transizione dalla caccia all’allevamento occupa un posto centrale nella campagna. Le figure animali e umane, insieme ai motivi geometrici, documentano un cambiamento profondo nel modo di vivere e di procurarsi il cibo. La presenza di animali estinti localmente aggiunge un ulteriore livello di lettura: ciò che oggi non esiste più in queste terre è stato raffigurato quando era parte della vita quotidiana.
AlUla come snodo per il commercio e la comunicazione emerge dalle stesse incisioni. I veicoli, raffigurati come simboli di status e influenza, raccontano di gerarchie e di prestigio. L’equitazione, il conflitto e la sopravvivenza descrivono invece un mondo in cui la mobilità e la forza potevano fare la differenza. La sostenibilità dell’oasi e la proprietà delle mandrie riportano l’attenzione sulle risorse: acqua, vegetazione, animali.
Quanto conta, ancora oggi, sapere che l’acqua è stata per millenni il vero centro di gravità di questa valle? E cosa ci dice la continuità di questa forma di espressione sulla necessità umana di lasciare un segno?
La campagna non si limita a mostrare immagini. Presenta i metodi scientifici e il lavoro collaborativo che stanno dietro ogni pannello documentato. Ricognizione, fotografia, disegno, descrizione, coordinate: ogni passaggio contribuisce a trasformare una superficie incisa in un dato verificabile. È un processo lento, che procede per accumulo e confronto.
Il fatto che si tratti del più grande database regionale indicizzato di arte rupestre della Penisola Arabica dà la misura della scala. Circa 19.802 pannelli, più di 66.000 figure animali, oltre 11.000 figure umane, un arco temporale di più di 12.000 anni: sono numeri che descrivono una concentrazione eccezionale di testimonianze in un’area definita.
Perché una campagna di sensibilizzazione sui social, e non una pubblicazione scientifica, è stata scelta per presentare questi risultati? E quale pubblico si intende raggiungere con i 10 temi individuati?
I 10 temi funzionano come una mappa di lettura. Si passa dal registro storico alla transizione economica, dai cambiamenti climatici al ruolo commerciale di AlUla, dalla documentazione archeologica ai simboli di status, dagli animali estinti alla gestione delle risorse, dall’equitazione e dal conflitto fino alla continuità espressiva. Ogni tema raccoglie un filone di evidenze e lo rende comprensibile anche a chi non è specialista.
La valle di AlUla, con le sue oasi e la sua vegetazione, emerge come un luogo che ha offerto riparo quando l’aridità avanzava nelle regioni circostanti. Questa condizione ambientale ha probabilmente favorito la concentrazione di attività umane e, di conseguenza, di tracce incise nella roccia. L’arte rupestre diventa così non solo espressione culturale, ma anche indicatore di condizioni materiali.
Quante delle figure animali oggi raffigurate sulle rocce appartengono a specie che non abitano più questi territori? E in che modo la loro assenza cambia il paesaggio che vediamo?
La campagna proseguirà fino alla fine dell’anno, con contenuti diffusi attraverso i canali social della Royal Commission for AlUla. Il formato scelto suggerisce un racconto per tappe, adatto a un pubblico ampio e non necessariamente specialistico. I risultati presentati derivano da studi e indagini archeologiche già condotti, non da scavi annunciati contestualmente.
Il lavoro di ricognizione a piedi, con fotografia, schizzi e descrizioni, resta il fondamento della documentazione. La precisione delle coordinate permette di collocare ogni pannello e di confrontarlo con gli altri. L’analisi della patina, delle sovrapposizioni, delle tecniche e dei soggetti completa il quadro metodologico descritto.
Perché proprio ora, a oltre 12.000 anni di distanza dalle prime incisioni, si sceglie di raccontare questa storia attraverso i social media? E cosa spera di ottenere la RCU da un pubblico che scorre immagini su uno schermo?
La dimensione collaborativa tra archeologi e comunità locale è uno degli elementi evidenziati. Non si tratta solo di reperire siti, ma di datare le incisioni e di distinguere tra le più antiche e le più recenti. Questo richiede competenze diverse e una presenza continua sul territorio.
Il database indicizzato, il più grande della regione, rappresenta un patrimonio di informazioni che potrà essere utilizzato per studi successivi. La campagna, dal canto suo, ne offre una prima divulgazione strutturata in 10 temi. Restano fuori dal comunicato i dettagli sui singoli siti, i nomi dei ricercatori coinvolti e le date precise delle indagini: SPA non li ha resi noti.
Quanto di ciò che è stato inciso è andato perduto e quanto invece è sopravvissuto fino a oggi? E quante altre superfici rocciose attendono ancora di essere documentate?
Quanti pannelli di arte rupestre sono stati documentati ad AlUla? La campagna della Royal Commission for AlUla presenta circa 19.802 pannelli documentati, con più di 66.000 figure animali e oltre 11.000 figure umane. Come ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA il 27 settembre 2026, nel loro insieme costituiscono il più grande database regionale indicizzato di arte rupestre della Penisola Arabica. La campagna proseguirà fino alla fine dell’anno sui canali social della RCU.
Qual è l’arco temporale coperto dalle incisioni? I pannelli rappresentano un registro umano che copre più di 12.000 anni, documentando aspetti della vita quotidiana, le trasformazioni sociali e il rapporto tra esseri umani, animali e ambiente. Secondo SPA, la campagna mette in luce i metodi scientifici usati per datare le incisioni e distinguere gli esempi più antichi da quelli più recenti. Il lavoro comprende sopralluoghi a piedi, fotografia, schizzi, descrizioni e registrazione precisa delle coordinate.
Come vengono datate le incisioni rupestri? I ricercatori esaminano la sovrapposizione delle immagini, le tecniche di esecuzione, i soggetti raffigurati e le iscrizioni associate. Analizzano inoltre la patina, lo strato scuro che si forma gradualmente sulla superficie rocciosa, per determinare l’età relativa delle carvings. SPA riferisce che il processo include anche ricognizioni a piedi, fotografia, schizzi, descrizioni e la registrazione precisa delle coordinate dei pannelli.
Quali temi copre la campagna della RCU? La campagna copre 10 temi: l’arte rupestre come registro storico; la transizione dalla caccia all’allevamento; i cambiamenti ambientali e climatici; AlUla come snodo per il commercio e la comunicazione; la ricognizione e documentazione archeologica; i veicoli come simboli di status; gli animali estinti localmente; la sostenibilità dell’oasi e la proprietà delle mandrie; l’equitazione, il conflitto e la sopravvivenza; la continuità di questa forma di espressione.
Qual è il ruolo della comunità locale nel progetto? SPA riferisce che la campagna evidenzia gli sforzi collaborativi di archeologi e comunità locale di AlUla per datare le incisioni e distinguere tra le più antiche e le più recenti. Il processo include sopralluoghi a piedi, fotografia, schizzi e descrizioni, oltre alla registrazione precisa delle coordinate. La conoscenza del territorio da parte della comunità locale risulta quindi parte integrante del lavoro di documentazione descritto.
Cosa raccontano le incisioni sull’ambiente di AlUla? Le carvings rivelano il ruolo dell’acqua nel sostenere il pastoralismo e fanno luce sul significato dei motivi geometrici. Secondo SPA, con l’aumento dell’aridità nelle regioni circostanti, la valle di AlUla rimase un rifugio che offriva acqua, oasi e vegetazione. La campagna dedica un tema specifico ai cambiamenti ambientali e climatici e uno alla sostenibilità dell’oasi e alla proprietà delle mandrie.





