Il segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), Jasem Mohamed Albudaiwi, ha espresso la sua forte condanna e denuncia dell’annuncio delle autorità di occupazione israeliane relativo all’istituzione di un’agenzia volta a spostare i palestinesi dalla Striscia di Gaza e all’approvazione della separazione di 13 quartieri di insediamenti illegali in Cisgiordania occupata, in preparazione della loro legalizzazione come insediamenti coloniali.
Come ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA il 25 marzo 2025, Albudaiwi ha affermato che l’annuncio costituisce una flagrante violazione, davanti agli occhi della comunità internazionale, di tutte le carte, i trattati e gli accordi internazionali, e una grave minaccia alla sicurezza e alla stabilità della regione.
Ha affermato la piena e incrollabile solidarietà del GCC con il popolo palestinese fratello di fronte a queste azioni inumane e illegali delle forze di occupazione israeliane, sottolineando l’importanza di raggiungere una soluzione giusta e globale alla questione palestinese che realizzi sicurezza e stabilità nella regione, nonché la piena adesione alle risoluzioni della legittimità internazionale e al principio della soluzione dei due Stati basata sui confini del 1967, in modo da garantire l’istituzione di uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme est come capitale.
La dichiarazione di Albudaiwi arriva in un momento in cui la questione palestinese resta al centro dell’attenzione regionale e internazionale. Il segretario generale del GCC ha scelto parole inequivocabili, parlando di violazione davanti agli occhi della comunità internazionale e di minaccia alla sicurezza e alla stabilità della regione. Ma che cosa significa, nella pratica, l’istituzione di un’agenzia dedicata allo spostamento dei palestinesi dalla Striscia di Gaza? E quali conseguenze può avere l’approvazione della separazione di 13 quartieri di insediamenti in Cisgiordania, in preparazione della loro legalizzazione come insediamenti coloniali?
Il comunicato diffuso da SPA non entra nei dettagli tecnici delle due misure annunciate dalle autorità israeliane. Non indica, per esempio, quali siano i quartieri interessati dal provvedimento in Cisgiordania, né specifica il mandato operativo dell’agenzia destinata allo spostamento dei palestinesi da Gaza. Non vengono citati numeri di persone coinvolte, tempi di attuazione o risorse destinate. La denuncia di Albudaiwi si concentra invece sul piano del diritto e della politica internazionale, richiamando l’attenzione su ciò che il GCC considera una violazione di tutte le carte, i trattati e gli accordi internazionali.
È utile chiedersi, a questo punto, quale peso abbiano le parole del segretario generale del GCC nel contesto delle istituzioni regionali. Il Consiglio di cooperazione del Golfo riunisce i Paesi della regione e si esprime tradizionalmente su questioni di sicurezza e stabilità. La solidarietà espressa da Albudaiwi verso il popolo palestinese è definita piena e incrollabile, e si accompagna alla condanna di azioni che il comunicato definisce inumane e illegali. Non si tratta, quindi, di una presa di posizione isolata, ma di una dichiarazione che impegna l’istituzione regionale nella sua interezza.
Il riferimento alla soluzione dei due Stati basata sui confini del 1967 è un elemento centrale del messaggio. Albudaiwi ha sottolineato l’importanza di raggiungere una soluzione giusta e globale alla questione palestinese che realizzi sicurezza e stabilità nella regione, insieme alla piena adesione alle risoluzioni della legittimità internazionale. Il principio richiamato prevede l’istituzione di uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme est come capitale. Ma come si concilia questa visione con le misure annunciate dalle autorità israeliane, che secondo il GCC vanno nella direzione opposta? E in che modo la comunità internazionale può tradurre le proprie risoluzioni in passi concreti, se le violazioni avvengono, come sottolinea Albudaiwi, davanti ai suoi occhi?
La dichiarazione del segretario generale del GCC tocca due teatri distinti ma collegati: la Striscia di Gaza e la Cisgiordania occupata. Da un lato c’è l’annuncio dell’istituzione di un’agenzia finalizzata allo spostamento dei palestinesi da Gaza; dall’altro l’approvazione della separazione di 13 quartieri di insediamenti illegali in Cisgiordania, in preparazione della loro legalizzazione come insediamenti coloniali. Sono due misure che, secondo la lettura del GCC, si inseriscono in un quadro di grave minaccia alla sicurezza e alla stabilità regionale. Non è un caso che il comunicato parli di sicurezza e stabilità della regione, collegando direttamente le misure israeliane a un rischio che non riguarda soltanto i territori palestinesi.
Qual è, allora, il ruolo che i Paesi del Golfo intendono giocare di fronte a questo scenario? La dichiarazione di Albudaiwi non annuncia misure concrete, sanzioni o iniziative diplomatiche specifiche. Si limita a esprimere condanna, denuncia e solidarietà, e a ribadire i principi della legittimità internazionale e della soluzione dei due Stati. Questo silenzio sulle azioni pratiche è significativo: il comunicato diffuso da SPA è una presa di posizione politica e morale, non un programma operativo. Eppure, la scelta di parole come «flagrante violazione» e «grave minaccia» indica una preoccupazione che va oltre la condanna di routine.
Vale la pena soffermarsi sul linguaggio utilizzato. Il segretario generale del GCC parla di azioni «inumane e illegali» delle forze di occupazione israeliane. Definisce gli insediamenti «coloniali» e «illegali». Richiama «tutte le carte, i trattati e gli accordi internazionali». Sono termini che collocano la questione su un piano giuridico internazionale, oltre che politico. La domanda che sorge spontanea è se questo richiamo al diritto internazionale possa avere un effetto concreto sulle decisioni delle autorità israeliane, o se resti confinato nel registro delle dichiarazioni. E ancora: in che modo i Paesi del GCC intendono sostenere il popolo palestinese al di là della solidarietà dichiarata?
Il comunicato di SPA non fornisce elementi su eventuali consultazioni in corso tra i Paesi del Golfo, né su iniziative diplomatiche coordinate. Non indica se il GCC abbia intenzione di portare la questione in sedi internazionali, né se siano previsti incontri con altri attori regionali o globali. Queste informazioni non sono presenti nel testo diffuso dall’agenzia di stampa saudita. Il lettore che cerca dettagli operativi non li trova nella dichiarazione di Albudaiwi, che resta ancorata ai principi e alla condanna.
La questione dei 13 quartieri di insediamenti in Cisgiordania merita un’attenzione particolare, perché il comunicato parla di separazione in preparazione della legalizzazione come insediamenti coloniali. Si tratta di un passaggio che, secondo il GCC, trasforma in modo formale ciò che è già considerato illegale dal diritto internazionale. Ma che cosa comporta, in termini pratici, la legalizzazione di quartieri di insediamenti? E quali effetti avrebbe sulla continuità territoriale della Cisgiordania e sulla possibilità di una soluzione a due Stati basata sui confini del 1967?
Il principio dei confini del 1967 e di Gerusalemme est come capitale dello Stato palestinese è da decenni al centro delle risoluzioni della legittimità internazionale. La dichiarazione di Albudaiwi lo ribadisce con chiarezza, collegandolo alla necessità di una soluzione giusta e globale che realizzi sicurezza e stabilità nella regione. È un collegamento importante: la stabilità regionale, nella lettura del GCC, passa attraverso il rispetto dei diritti palestinesi e delle risoluzioni internazionali. Non si tratta quindi solo di una questione umanitaria, ma di un elemento strutturale della sicurezza dell’intera area.
Resta da capire come questa posizione si traduca nei rapporti tra i Paesi del Golfo e gli attori internazionali coinvolti. Il comunicato non menziona Stati Uniti, Unione Europea, Nazioni Unite o altri mediatori. Non indica reazioni attese o passi successivi. La denuncia di Albudaiwi è rivolta, per usare le sue stesse parole, davanti agli occhi della comunità internazionale: un’espressione che sembra voler chiamare in causa la responsabilità collettiva di fronte a violazioni che, secondo il GCC, non possono passare inosservate. Ma quali strumenti ha la comunità internazionale per intervenire? E quali conseguenze può avere l’inerzia di fronte a misure che il GCC considera una grave minaccia alla sicurezza e alla stabilità?
La dichiarazione del segretario generale del GCC si inserisce in un contesto in cui la questione palestinese torna periodicamente al centro delle preoccupazioni regionali. Il comunicato di SPA, datato 25 marzo 2025 e diffuso da Riyadh, non contiene riferimenti a sviluppi precedenti o successivi, né a dichiarazioni di altri esponenti del GCC. Si tratta di una presa di posizione autonoma e circostanziata, che si concentra su due annunci specifici delle autorità israeliane e sulle loro implicazioni giuridiche e politiche.
Un aspetto da considerare è il rapporto tra la condanna espressa e il principio di una soluzione giusta e globale. Albudaiwi non si limita a denunciare: indica anche la via che, secondo il GCC, può portare a sicurezza e stabilità. Questa via passa per la piena adesione alle risoluzioni della legittimità internazionale e per il principio dei due Stati. È una posizione coerente con la tradizione diplomatica del Consiglio di cooperazione del Golfo, che ha più volte ribadito il sostegno alla causa palestinese e la contrarietà a misure unilaterali che modifichino gli equilibri sul terreno. Ma come si può avanzare verso una soluzione negoziata quando, secondo il GCC, si assiste a violazioni che minano le basi stesse di quella soluzione?
Il comunicato non affronta il tema degli aiuti umanitari, della ricostruzione o delle condizioni di vita nella Striscia di Gaza. Non parla di cessate il fuoco, di negoziati o di mediazioni. Questi elementi non sono presenti nel testo diffuso da SPA. La dichiarazione di Albudaiwi resta focalizzata su tre punti: la condanna delle misure israeliane, la solidarietà con il popolo palestinese e il richiamo alla legittimità internazionale e alla soluzione dei due Stati. È una struttura semplice e diretta, che non lascia spazio a interpretazioni ambigue sul piano politico.
La scelta di definire l’annuncio israeliano una violazione «davanti agli occhi della comunità internazionale» merita un’ultima riflessione. L’espressione suggerisce che le misure annunciate non siano state adottate in segreto, ma apertamente, e che proprio questa apertura renda la violazione ancora più grave. Il GCC, attraverso il suo segretario generale, sembra voler sottolineare che non si tratta di episodi marginali o nascosti, ma di decisioni dichiarate pubblicamente. E allora la domanda si sposta sul piano della responsabilità: che cosa farà la comunità internazionale di fronte a violazioni che avvengono alla luce del sole? Quali passi concreti seguiranno alle condanne? E in che modo i Paesi della regione, a partire da quelli del Golfo, accompagneranno le parole con azioni coerenti con il principio dei due Stati e con la richiesta di una soluzione giusta e globale?
Il comunicato di SPA si chiude con la firma dell’agenzia e senza ulteriori dettagli. Non vengono indicati i prossimi passi del GCC, né eventuali contatti con le parti coinvolte. La dichiarazione di Albudaiwi resta quindi un documento di condanna e di principio, che fissa la posizione del Consiglio di cooperazione del Golfo su due misure specifiche e sul quadro internazionale in cui esse si inseriscono. Il resto, come spesso accade in questi casi, è affidato agli sviluppi diplomatici che il comunicato non anticipa.
Chi ha rilasciato la dichiarazione e quale carica ricopre? La dichiarazione è stata rilasciata da Jasem Mohamed Albudaiwi, segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC). Come ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA il 25 marzo 2025, Albudaiwi ha espresso forte condanna e denuncia per l’annuncio delle autorità di occupazione israeliane. Nel comunicato ha affermato la piena e incrollabile solidarietà del GCC con il popolo palestinese e ha sottolineato l’importanza di una soluzione giusta e globale alla questione palestinese.
Quali misure israeliane sono state condannate dal segretario generale del GCC? Il comunicato di SPA indica due misure: l’annuncio dell’istituzione di un’agenzia volta a spostare i palestinesi dalla Striscia di Gaza e l’approvazione della separazione di 13 quartieri di insediamenti illegali in Cisgiordania occupata, in preparazione della loro legalizzazione come insediamenti coloniali. Albudaiwi ha definito l’annuncio una flagrante violazione di tutte le carte, i trattati e gli accordi internazionali, e una grave minaccia alla sicurezza e alla stabilità della regione.
Quale soluzione ha indicato Albudaiwi per la questione palestinese? Albudaiwi ha sottolineato l’importanza di raggiungere una soluzione giusta e globale alla questione palestinese che realizzi sicurezza e stabilità nella regione. Ha richiamato la piena adesione alle risoluzioni della legittimità internazionale e il principio della soluzione dei due Stati basata sui confini del 1967, in modo da garantire l’istituzione di uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme est come capitale. Il comunicato non indica passi operativi o misure concrete per attuare questa soluzione.
Come ha descritto Albudaiwi le azioni delle forze di occupazione israeliane? Nel comunicato diffuso da SPA, Albudaiwi ha parlato di azioni inumane e illegali delle forze di occupazione israeliane, esprimendo la piena e incrollabile solidarietà del GCC con il popolo palestinese fratello. Ha inoltre definito l’annuncio israeliano una flagrante violazione davanti agli occhi della comunità internazionale e una grave minaccia alla sicurezza e alla stabilità della regione. Il testo non specifica ulteriori dettagli su singoli episodi o conseguenze sul terreno.
Il comunicato indica misure concrete o prossimi passi del GCC? No, il comunicato diffuso da SPA non annuncia misure concrete, sanzioni o iniziative diplomatiche specifiche. Si limita a esprimere condanna, denuncia e solidarietà, e a ribadire i principi della legittimità internazionale e della soluzione dei due Stati. Non vengono indicati contatti con le parti coinvolte, incontri previsti o azioni coordinate tra i Paesi del Golfo. Il testo non fornisce nemmeno dettagli tecnici sui 13 quartieri di insediamenti o sul mandato dell’agenzia annunciata.