Thursday, October 22, 2026
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Consiglio degli Ulema: la milizia Houthi è un gruppo terrorista che ha violato i luoghi sacri

Consiglio degli Ulema: la milizia Houthi è un gruppo terrorista che ha violato i luoghi sacri

Il Segretariato Generale del Consiglio degli Ulema ha dichiarato che gli attacchi della milizia Houthi contro civili e strutture civili in Yemen, che hanno minato la sicurezza e seminato divisione, così come la sua aggressione contro persone innocenti, le violazioni dei luoghi sacri e i suoi tentativi di attacco alle città sante di Makkah e Madinah, «costituiscono terrorismo sotto ogni profilo».

Come ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA il 21 ottobre 2026, il Segretariato ha diffuso la dichiarazione mercoledì, precisando che questi attacchi rivelano la portata del terrorismo della milizia Houthi e la sua audacia nel violare le sacralità di Allah. Il testo ribadisce che i tentativi di attacco alle città sante di Makkah e Madinah costituiscono terrorismo sotto ogni profilo, svelando l’estensione del terrorismo della milizia e la sua sfrontatezza nel violare le sacralità di Allah.

La dichiarazione ha sottolineato che il terrorismo della milizia non è meno pericoloso di quello di gruppi estremisti come ISIS e Al-Qaeda, aggiungendo che esso va oltre, diffondendo corruzione sulla terra e commettendo aggressione contro i musulmani. Ma cosa significa, in concreto, collocare una milizia sullo stesso piano di organizzazioni terroristiche globali come ISIS e Al-Qaeda? E quali conseguenze giuridiche e politiche comporta una simile equiparazione pronunciata da un’istituzione religiosa di primo piano?

Il Segretariato ha descritto il tentativo di colpire i visitatori della Grande Moschea e della Moschea del Profeta come un peccato e un atto di aggressione ancora più gravi. Ha aggiunto che Allah ha sventato i piani della milizia grazie alla vigilanza delle difese aeree saudite e alle capacità delle Forze Armate saudite. Come si concilia, allora, la dimensione spirituale della protezione divina con il ruolo concreto e verificabile dei sistemi di difesa aerea e delle forze armate sul terreno? E in che modo la vigilanza delle difese aeree saudite è diventata parte integrante della narrazione sulla salvaguardia dei luoghi santi?

Secondo la dichiarazione, i crimini della milizia hanno coinvolto diverse forme di aggressione, a cominciare dalle violazioni della sacralità della vita umana, seguite da quelle della proprietà, della sicurezza e della stabilità, fino ai tentativi di violare la sacralità dei luoghi santi musulmani, che Allah ha esaltato e che ha comandato ai musulmani di rispettare. Non è forse significativo che l’elenco delle violazioni parta proprio dalla vita umana, prima ancora che dai beni materiali o dalla stabilità politica? E cosa rivela quest’ordine di priorità sulla gerarchia dei valori che il Consiglio intende affermare?

Il Segretariato ha affermato che tutti i musulmani hanno il dovere di denunciare le azioni di questa milizia terroristica e di restare uniti contro chiunque attacchi i loro luoghi sacri. La dichiarazione, dunque, non si limita a una condanna: si trasforma in un appello rivolto all’intera comunità dei credenti. Ma come si traduce, nella pratica, un dovere religioso di denuncia collettiva? E quali strumenti hanno i musulmani, nei diversi Paesi, per dare seguito a questo appello in modo coerente e pacifico?

Il testo del Segretariato insiste su un punto centrale: le violazioni non riguardano soltanto lo Yemen o un conflitto regionale circoscritto, ma toccano la sfera del sacro. La sequenza indicata nella dichiarazione — vita umana, proprietà, sicurezza e stabilità, luoghi santi — delinea una progressione che culmina nell’attacco ai siti più venerati dell’Islam. Perché, secondo il Consiglio, il tentativo di colpire i visitatori della Grande Moschea e della Moschea del Profeta rappresenta un peccato ancora più grave rispetto alle altre violazioni elencate? E in che modo questa distinzione influenza il giudizio complessivo sulla milizia?

La dichiarazione arriva in un momento in cui la sicurezza delle città sante è oggetto di attenzione costante. Il riferimento alle difese aeree saudite e alle Forze Armate saudite collega esplicitamente la dimensione religiosa della protezione dei luoghi santi alla capacità operativa dello Stato. Non è forse questo il punto in cui il discorso religioso e la sovranità statale si incontrano? E quali responsabilità aggiuntive ricadono su chi è chiamato a garantire la sicurezza dei pellegrini e dei visitatori?

Il Segretariato ha inoltre paragonato il terrorismo della milizia a quello di ISIS e Al-Qaeda, sostenendo che esso va persino oltre, diffondendo corruzione sulla terra e aggredendo i musulmani. Si tratta di un’accusa di particolare peso, perché non si limita a condannare singoli atti, ma qualifica l’intera condotta della milizia come terroristica. Come si costruisce, dal punto di vista religioso, una simile equiparazione? E quali effetti può avere, sulla coesione della comunità musulmana, l’uso di una categoria così netta?

Il testo insiste sulla necessità dell’unità dei musulmani contro chi attacca i luoghi sacri. L’appello all’unità, però, solleva una domanda ulteriore: come si concilia la condanna ferma delle violazioni con il rischio di alimentare ulteriori divisioni? E in che modo un’istituzione come il Consiglio degli Ulema intende tradurre l’appello all’unità in un messaggio che non si esaurisca nella sola denuncia?

La dichiarazione del Segretariato Generale del Consiglio degli Ulema si inserisce in un quadro in cui la tutela dei luoghi santi è considerata una responsabilità condivisa. Il riferimento alle violazioni della sacralità della vita, della proprietà, della sicurezza e della stabilità, oltre che dei siti religiosi, mostra una lettura ampia delle conseguenze degli attacchi. Non è forse questa ampiezza a rendere la condanna difficile da ridurre a una sola dimensione, religiosa o politica che sia? E quali implicazioni comporta, per il discorso pubblico, il fatto che una simile condanna provenga da un’autorità religiosa e non da un organo politico?

Il Segretariato ha concluso che tutti i musulmani hanno il dovere di denunciare le azioni della milizia e di restare uniti contro chiunque attacchi i loro luoghi sacri. La dichiarazione non indica misure specifiche, né elenca Paesi o istituzioni chiamate ad agire. Non specifica nemmeno quali attacchi, tra quelli menzionati, siano stati effettivamente sventati e in quali circostanze. Il testo non fornisce date degli episodi citati, né dettagli tecnici sulle difese aeree o sulle operazioni delle Forze Armate saudite. Non chiarisce, inoltre, se il Consiglio abbia previsto ulteriori passi, come incontri, risoluzioni o appelli formali rivolti a organizzazioni internazionali. Su questi punti, la dichiarazione resta sul piano dei principi e della condanna morale, senza entrare nel merito operativo.

Cosa ha dichiarato il Segretariato Generale del Consiglio degli Ulema sulla milizia Houthi? Il Segretariato ha affermato che gli attacchi della milizia Houthi contro civili e strutture civili in Yemen, che hanno minato la sicurezza e seminato divisione, le aggressioni contro persone innocenti, le violazioni dei luoghi sacri e i tentativi di attacco a Makkah e Madinah costituiscono terrorismo sotto ogni profilo. Secondo il testo, questi atti rivelano la portata del terrorismo della milizia e la sua audacia nel violare le sacralità di Allah.

Come viene confrontata la milizia Houthi con altri gruppi estremisti? La dichiarazione sostiene che il terrorismo della milizia non è meno pericoloso di quello di gruppi estremisti come ISIS e Al-Qaeda. Aggiunge che esso va oltre, diffondendo corruzione sulla terra e commettendo aggressione contro i musulmani. Si tratta di un’equiparazione che colloca la milizia sullo stesso piano di organizzazioni terroristiche globali, con un’accusa che si estende oltre i singoli atti per qualificare l’intera condotta della milizia.

Quali forme di aggressione vengono elencate nella dichiarazione? Il Segretariato indica diverse forme di aggressione: prima le violazioni della sacralità della vita umana, poi quelle della proprietà, della sicurezza e della stabilità, e infine i tentativi di violare la sacralità dei luoghi santi musulmani, che Allah ha esaltato e ha comandato ai musulmani di rispettare. Il tentativo di colpire i visitatori della Grande Moschea e della Moschea del Profeta è descritto come un peccato e un atto di aggressione ancora più gravi.

Chi ha sventato i piani della milizia secondo il testo? La dichiarazione afferma che Allah ha sventato i piani della milizia grazie alla vigilanza delle difese aeree saudite e alle capacità delle Forze Armate saudite. Il testo collega quindi la protezione dei luoghi santi alla capacità operativa dello Stato, senza però fornire date degli episodi, dettagli tecnici sulle difese aeree o informazioni sulle circostanze specifiche in cui i piani sarebbero stati sventati.

Quale dovere viene indicato per tutti i musulmani? Secondo il Segretariato, tutti i musulmani hanno il dovere di denunciare le azioni di questa milizia terroristica e di restare uniti contro chiunque attacchi i loro luoghi sacri. La dichiarazione non indica misure specifiche, né elenca Paesi o istituzioni chiamate ad agire, e non chiarisce se il Consiglio abbia previsto ulteriori passi, come incontri, risoluzioni o appelli formali a organizzazioni internazionali.