Diriyah Art Futures (DAF) ha annunciato in un comunicato stampa che la sua seconda grande mostra, intitolata Maknana: An Archaeology of New Media Art in the Arab World, si terrà dal 21 aprile al 19 luglio 2025 presso la sede di DAF a Diriyah, Riyadh.
Come ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA il 13 aprile 2025, l’esposizione riunisce opere di più di 40 artisti provenienti dalla regione MENA. Si tratta di voci pioniere che hanno abbracciato e ridefinito la tecnologia come mezzo di espressione creativa.
La mostra copre decenni e discipline diverse, dall’early video art e dal cinema sperimentale ai sistemi generativi e ai media espansi. Maknana offre così una rassegna rara di come gli artisti arabi si siano confrontati con il paesaggio digitale e lo abbiano reimmaginato secondo i propri termini. Ma che cosa significa, oggi, ricostruire una storia dell’arte digitale che parte dal mondo arabo e non dall’Europa o dal Nord America?
Secondo il comunicato, il termine arabo Maknana, tradotto come automazione, ispira l’indagine centrale della mostra: come gli artisti arabi hanno navigato, riutilizzato e sfidato le tecnologie per dare forma a un proprio vocabolario creativo. Non si tratta dunque di una semplice rassegna tecnica, ma di una domanda culturale: chi controlla gli strumenti con cui si racconta il presente?
L’esposizione è strutturata in quattro sezioni tematiche: Automation, Autonomy, Ripples e Glitch. Queste sezioni tracciano preoccupazioni e gesti artistici ricorrenti attraverso generazioni, geografie e paradigmi tecnologici differenti. Quattro parole che, messe in sequenza, raccontano un percorso: l’automazione come condizione, l’autonomia come rivendicazione, le increspature come effetto nel tempo, il glitch come crepa nel sistema. Quante storie dell’arte del Novecento hanno escluso proprio queste tracce?
In parallelo alla mostra, Diriyah Art Futures presenterà un programma pubblico di talk, performance, proiezioni e workshop. Il programma amplia i temi di Maknana e offre ai visitatori un contatto diretto con gli artisti e con i pensatori del settore della new media art. È qui che la mostra smette di essere un oggetto da guardare e diventa uno spazio di discussione: chi sono, in questa regione, gli interlocutori capaci di definire che cosa è arte digitale e che cosa non lo è?
La scelta di dedicare la seconda grande mostra di DAF alla new media art araba arriva dopo un primo appuntamento espositivo, e conferma la direzione di un’istituzione che a Diriyah, alle porte di Riyadh, lavora su un territorio culturale in espansione. La sede si trova in una delle aree su cui si concentra lo sviluppo culturale della capitale saudita. Ma una mostra che dura tre mesi, dal 21 aprile al 19 luglio 2025, basta a costruire un archivio? O è solo il primo passo di un lavoro più lungo?
Il titolo stesso, An Archaeology of New Media Art in the Arab World, contiene una tensione produttiva: l’archeologia evoca scavi, strati, reperti; la new media art evoca software, schermi, reti. Mettere insieme le due parole significa trattare le opere digitali come documenti di una storia da ricostruire, non come novità senza passato. Ed è esattamente ciò che il comunicato descrive quando parla di un’indagine su come gli artisti arabi abbiano navigato, riutilizzato e sfidato le tecnologie. In che modo si conserva un’opera generativa tra vent’anni? E chi decide quale versione resta?
Le quattro sezioni tematiche non sono soltanto etichette. Automation richiama il termine arabo Maknana e pone la questione della macchina che lavora al posto dell’uomo. Autonomy sposta l’accento sulla capacità di scegliere, di deviare, di stabilire regole proprie. Ripples suggerisce effetti che si propagano oltre il momento della creazione, in una catena di conseguenze estetiche e sociali. Glitch introduce l’errore, il difetto, la perturbazione come parte del linguaggio. Quante volte l’errore è stato trattato come incidente invece che come forma?
Il fatto che la mostra attraversi decenni e discipline diverse significa che il visitatore non troverà un solo medium, ma un intreccio: video, film sperimentale, sistemi generativi, media espansi. È una scelta che rende difficile una lettura unica e che, allo stesso tempo, restituisce la complessità di una produzione artistica spesso ridotta a categorie rigide. Chi ha scritto la storia dell’arte araba moderna ha dedicato lo stesso spazio a queste pratiche?
Il programma pubblico di talk, performance, proiezioni e workshop è parte integrante dell’annuncio. Non è un corredo accessorio: è il modo con cui DAF intende far incontrare il pubblico con gli artisti e con i pensatori del settore. In un campo come la new media art, dove le opere possono essere immateriali e richiedere mediazione, l’incontro diretto diventa un passaggio decisivo. Quanto conta, per un visitatore, ascoltare un artista spiegare una scelta tecnica?
La mostra si tiene a Diriyah, a Riyadh, e riunisce più di 40 artisti della regione MENA. Sono i numeri e i luoghi che il comunicato rende noti. Il comunicato non indica il costo del biglietto, gli orari di apertura, l’elenco completo degli artisti, i titoli delle opere, i nomi dei curatori né i dettagli delle singole sezioni oltre ai quattro titoli tematici. Non indica nemmeno quali Paesi della regione MENA siano rappresentati o quante opere siano esposte. Sono informazioni che il comunicato stampa non ha reso disponibili.
Resta il dato centrale: dal 21 aprile al 19 luglio 2025, a Diriyah, una mostra prova a ricostruire una genealogia. Maknana non si limita a esporre tecnologia: chiede come quella tecnologia sia stata abitata, piegata, contestata. È una domanda che riguarda il passato e, insieme, il modo in cui il presente arabo vuole raccontarsi. E forse è proprio qui che l’archeologia incontra il futuro: non nel trovare reperti intatti, ma nel riconoscere le tracce di chi, prima, ha provato a usare una macchina per dire qualcosa che non era previsto.
Quando e dove si tiene la mostra Maknana? Secondo il comunicato stampa ripreso da SPA il 13 aprile 2025, la mostra si terrà dal 21 aprile al 19 luglio 2025 presso Diriyah Art Futures, a Diriyah, Riyadh. Si tratta della seconda grande esposizione annunciata dall’istituzione. Il comunicato non indica orari di apertura né costo del biglietto.
Quanti artisti partecipano e da dove provengono? Il comunicato indica che Maknana riunisce opere di più di 40 artisti provenienti dalla regione MENA. Sono descritti come voci pioniere che hanno abbracciato e ridefinito la tecnologia come mezzo di espressione creativa. Il comunicato non elenca i nomi degli artisti né specifica quali Paesi della regione siano rappresentati.
Quali sono le sezioni tematiche della mostra? L’esposizione è strutturata in quattro sezioni: Automation, Autonomy, Ripples e Glitch. Secondo il comunicato, queste sezioni tracciano preoccupazioni e gesti artistici ricorrenti attraverso generazioni, geografie e paradigmi tecnologici differenti. Il comunicato non descrive in dettaglio il contenuto di ciascuna sezione oltre ai titoli.
Che cosa significa il termine Maknana? Secondo il comunicato, il termine arabo Maknana si traduce come automazione e ispira l’indagine centrale della mostra. La domanda riguarda come gli artisti arabi abbiano navigato, riutilizzato e sfidato le tecnologie per dare forma a un proprio vocabolario creativo. Il comunicato non fornisce ulteriori precisazioni linguistiche o etimologiche sul termine.
Quali discipline copre la mostra? Il comunicato indica che Maknana attraversa decenni e discipline diverse, dall’early video art e dal cinema sperimentale ai sistemi generativi e ai media espansi. L’obiettivo dichiarato è offrire una rassegna rara di come gli artisti arabi si siano confrontati con il paesaggio digitale e lo abbiano reimmaginato. Il comunicato non specifica quante opere siano esposte per ciascuna disciplina.
È previsto un programma pubblico accanto alla mostra? Sì, il comunicato annuncia un programma pubblico di talk, performance, proiezioni e workshop in parallelo all’esposizione. Il programma amplia i temi di Maknana e offre ai visitatori un contatto diretto con artisti e pensatori del settore della new media art. Il comunicato non indica date, sedi specifiche né partecipanti del programma.





