Tre cittadini sauditi sono stati onorati dal National Center for Falcons per il loro contributo al programma Hadad, l’iniziativa che punta a riportare i falchi nei loro habitat naturali e a promuovere la partecipazione della comunità alla conservazione della fauna selvatica.
Come ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA il 10 ottobre 2026, il riconoscimento è avvenuto durante l’International Saudi Falcons and Hunting Exhibition 2026. A consegnare l’onorificenza è stato Ahmed Al-Hababi, vice amministratore delegato del National Center for Falcons, che ha premiato Mutlaq bin Abdulrahman Al-Shalawi, Abdulrahman bin Hamad Al-Thubaiti Al-Otaibi e Hamad bin Saleh bin Suhail Al-Suhail.
Il programma Hadad non è soltanto una vetrina per appassionati di falconeria. È un meccanismo che collega chi possiede e alleva falchi a un obiettivo di conservazione più ampio: restituire gli uccelli all’ambiente naturale da cui, in molti casi, provengono o in cui possono tornare a vivere. Ma che cosa significa concretamente «riportare un falco al suo habitat» in un Paese in cui la falconeria è da secoli parte dell’identità culturale?
Il centro ha invitato i proprietari di falchi a partecipare al rilascio internazionale previsto per il 2027, presentando falchi Saker e Peregrine non allevati in cattività. Le candidature sono aperte dal 18 agosto al 18 novembre 2026 presso la sede del centro a Malham, a nord di Riyadh. Chi possiede un falco idoneo, dunque, ha una finestra precisa per aderire: perché un periodo di tre mesi è stato scelto per raccogliere gli esemplari? E quali criteri distinguono un falco «non allevato in cattività» da uno che invece lo è?
Secondo quanto riportato da SPA, i falchi vengono sottoposti a esame, riabilitazione e valutazione prima di essere liberati in habitat naturali adatti. Segue poi un monitoraggio sul campo. È una sequenza che suggerisce un lavoro lungo e articolato: non si tratta di aprire una gabbia e lasciare andare un uccello, ma di accertarsi che sia in grado di sopravvivere, cacciare e orientarsi nel territorio. Quanto tempo richiede, in media, il percorso di riabilitazione di un falco prima che sia considerato pronto per il rilascio? E chi si occupa del monitoraggio dopo la liberazione?
La scelta di premiare tre cittadini durante una manifestazione internazionale dedicata ai falchi e alla caccia non è casuale. L’International Saudi Falcons and Hunting Exhibition 2026 riunisce allevatori, appassionati e operatori del settore, ed è il contesto in cui il centro ha voluto rendere pubblico il contributo individuale di Al-Shalawi, Al-Otaibi e Al-Suhail. Il messaggio implicito è che la conservazione non è solo una questione istituzionale: passa anche dalle persone che, con il loro lavoro, alimentano il programma Hadad. Ma in che modo, esattamente, i tre cittadini hanno contribuito? Il comunicato non lo specifica.
Il programma Hadad si inserisce in una tradizione locale in cui il falco non è soltanto un animale, ma un simbolo. La falconeria nella penisola arabica ha radici antiche e continua a essere praticata, studiata e tramandata. Il rilascio di esemplari non allevati in cattività, però, introduce un elemento diverso: non si tratta di addestrare un rapace per la caccia, ma di reinserirlo in un ecosistema. Sono due pratiche che possono convivere? E in che misura la falconeria tradizionale può diventare uno strumento di conservazione invece che un fattore di pressione sulle popolazioni selvatiche?
La sede di Malham, a nord di Riyadh, è il punto di raccolta indicato per il 2027. Qui i falchi Saker e Peregrine saranno esaminati, riabilitati e valutati. La scelta delle due specie non è casuale: entrambe sono note nell’ambito della falconeria e hanno popolazioni che, in diverse aree, risentono di pressioni ambientali e della cattura. Il programma Hadad punta a invertire questa dinamica, restituendo esemplari all’ambiente. Ma quali habitat naturali sono considerati «adatti» per il rilascio? E come si evita che gli uccelli liberati finiscano in aree dove le condizioni non permettono loro di sopravvivere?
Il monitoraggio sul campo è l’ultimo passaggio descritto da SPA. È anche quello che, in teoria, permette di misurare il successo del programma: senza dati successivi al rilascio, non si può sapere quanti falchi si adattano e quanti no. Il centro non ha reso noti, almeno nella nota diffusa, i risultati dei rilasci precedenti. Quanti falchi sono stati liberati finora nell’ambito del programma Hadad? E quante edizioni del rilascio internazionale si sono già tenute?
La partecipazione della comunità è uno degli obiettivi dichiarati del programma. L’invito ai proprietari di falchi a presentare esemplari non allevati in cattività è, in questo senso, un modo per coinvolgere un gruppo che tradizionalmente ha un rapporto diretto con questi uccelli. Non si chiede loro di rinunciare alla falconeria, ma di contribuire a un progetto di conservazione. È una formula che può funzionare? E quali garanzie hanno i proprietari che i loro falchi saranno trattati secondo criteri verificabili?
Il riconoscimento dei tre cittadini durante l’International Saudi Falcons and Hunting Exhibition 2026 suggerisce che il centro voglia dare visibilità pubblica a chi partecipa attivamente. Al-Shalawi, Al-Otaibi e Al-Suhail sono stati onorati da Ahmed Al-Hababi, vice amministratore delegato del National Center for Falcons. La cerimonia si è svolta a Riyadh, dove la mostra è in corso. Ma il comunicato non indica quale contributo specifico abbiano dato i tre premiati: si parla genericamente di «contributi al programma Hadad».
Le date del 2027 per il rilascio internazionale sono l’unico elemento temporale certo, insieme alla finestra di presentazione dei falchi dal 18 agosto al 18 novembre 2026. Chi intende partecipare deve recarsi alla sede di Malham, a nord di Riyadh. Non è chiaro se sia prevista una procedura online o se la consegna debba avvenire necessariamente di persona. Il centro non ha specificato nemmeno se ci siano limiti al numero di falchi che un singolo proprietario può presentare.
Il programma Hadad, così come descritto, si muove su due binari: la conservazione della fauna selvatica e il coinvolgimento della comunità. Il primo è misurabile attraverso il monitoraggio sul campo; il secondo, invece, è più difficile da quantificare. Come si valuta il successo della partecipazione comunitaria? Bastano le adesioni, o servono risultati concreti in termini di falchi sopravvissuti dopo il rilascio?
La falconeria in Arabia Saudita ha una dimensione culturale che va oltre la pratica venatoria. Mostre come l’International Saudi Falcons and Hunting Exhibition 2026 attirano partecipanti e visitatori, e rappresentano un momento in cui il settore si incontra. In questo contesto, il programma Hadad si presenta come un ponte tra tradizione e conservazione. Ma è un ponte che regge? E chi decide quali pratiche tradizionali sono compatibili con gli obiettivi ambientali?
Il National Center for Falcons non ha diffuso, nella nota ripresa da SPA, dati sul numero di falchi coinvolti nei rilasci precedenti, né sui tassi di sopravvivenza. Non ha indicato il costo del programma, né le fonti di finanziamento. Non ha precisato quali organizzazioni internazionali partecipino al rilascio del 2027, nonostante l’aggettivo «internazionale» utilizzato nella denominazione. Sono tutte informazioni che il comunicato omette.
Per ora, l’unico dato operativo certo è la finestra di presentazione: dal 18 agosto al 18 novembre 2026, a Malham. I falchi Saker e Peregrine non allevati in cattività saranno esaminati, riabilitati e valutati. Poi, se idonei, liberati in habitat naturali adatti, con monitoraggio sul campo. Il resto — numeri, risultati, partecipanti internazionali — resta fuori dal comunicato. Chi volesse candidare un falco ha tre mesi per farlo; chi volesse conoscere l’esito dei rilasci precedenti, invece, dovrà attendere informazioni che il centro non ha ancora reso pubbliche.
Chi è stato onorato e da chi? Il National Center for Falcons ha onorato Mutlaq bin Abdulrahman Al-Shalawi, Abdulrahman bin Hamad Al-Thubaiti Al-Otaibi e Hamad bin Saleh bin Suhail Al-Suhail. A consegnare il riconoscimento è stato Ahmed Al-Hababi, vice amministratore delegato del centro. La cerimonia si è svolta durante l’International Saudi Falcons and Hunting Exhibition 2026, come riportato dall’agenzia di stampa saudita SPA il 10 ottobre 2026. Il comunicato non specifica quale contributo individuale abbiano dato i tre premiati al programma.
Che cos’è il programma Hadad? Il programma Hadad punta a riportare i falchi nei loro habitat naturali e a promuovere la partecipazione della comunità alla conservazione della fauna selvatica. Il National Center for Falcons invita i proprietari di falchi a partecipare al rilascio internazionale previsto per il 2027, presentando esemplari Saker e Peregrine non allevati in cattività. I falchi vengono esaminati, riabilitati e valutati prima della liberazione, seguita da monitoraggio sul campo. Il comunicato non indica quanti falchi siano stati rilasciati finora.
Come si partecipa al rilascio del 2027? I proprietari di falchi possono presentare esemplari Saker e Peregrine non allevati in cattività dal 18 agosto al 18 novembre 2026. Il punto di raccolta è la sede del National Center for Falcons a Malham, a nord di Riyadh. I falchi saranno sottoposti a esame, riabilitazione e valutazione prima dell’eventuale rilascio in habitat naturali adatti. Il centro non ha precisato se sia prevista una procedura online né se esistano limiti al numero di falchi presentabili.
Quali specie sono coinvolte nel programma? Il programma Hadad accoglie falchi Saker e Peregrine non allevati in cattività. Entrambe le specie sono note nell’ambito della falconeria e il centro le considera idonee al reinserimento in habitat naturali. I falchi vengono esaminati, riabilitati e valutati prima del rilascio, seguito da monitoraggio sul campo. Il comunicato non specifica quali habitat siano considerati adatti né come vengano selezionati i siti di liberazione per ciascuna specie.
Dove si trova la sede del centro che raccoglie i falchi? La sede del National Center for Falcons indicata per la presentazione dei falchi si trova a Malham, a nord di Riyadh. Qui i proprietari devono portare gli esemplari Saker e Peregrine non allevati in cattività nella finestra compresa tra il 18 agosto e il 18 novembre 2026. La struttura è il punto in cui avvengono esame, riabilitazione e valutazione prima dell’eventuale rilascio. Il comunicato non indica orari di ricezione né modalità alternative di consegna.
Cosa non è stato reso noto dal centro? Il comunicato ripreso da SPA non indica il numero di falchi rilasciati nelle edizioni precedenti, i tassi di sopravvivenza dopo il monitoraggio, il costo del programma né le fonti di finanziamento. Non specifica quali organizzazioni internazionali partecipino al rilascio del 2027, nonostante la denominazione «internazionale». Non chiarisce nemmeno il contributo individuale dei tre cittadini onorati. Restano ignote anche le modalità di candidatura diverse dalla consegna presso la sede di Malham.