Jeddah è diventata il centro di un’importante iniziativa ambientale con l’implementazione di vivai per i coralli da parte della General Organization for Conservation of Coral Reefs and Turtles in the Red Sea (SHAMS). La prima fase del progetto è stata lanciata presso La Mer Beach, operando in cooperazione con il 17SIXTY Dive Center e contando sul supporto della Saudi Water Sports & Diving Federation (SWSDF).
Come ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA il 7 ottobre 2026, il programma è iniziato a metà del 2024. Attualmente, il vivaio ospita 380 colonie di coralli distribuite a diverse profondità e appartenenti a 13 generi differenti. Quali saranno gli effetti a lungo termine di tale biodiversità marina?
Il genere più rappresentato è il Pocillopora, che conta 245 colonie, pari al 64,5% del totale. Seguono l’Acropora con 62 colonie e il Porites con 35 colonie, insieme ad altri generi meno numerosi. Come possono queste specie contribuire alla resilienza dell’ecosistema del Mar Rosso?
Il funzionamento dei vivai segue un ciclo scientifico rigoroso. Il processo inizia con il salvataggio di frammenti di corallo minacciati o con la loro raccolta da aree danneggiate nelle vicinanze. Successivamente, i frammenti vengono fissati a tavoli per vivai, strutture sospese e unità di corda. Questo metodo garantisce un ambiente di crescita idoneo, lontano da sedimenti e inquinanti. In che modo la protezione dai sedimenti accelera lo sviluppo dei polipi?
Le attività di cura e manutenzione sono costanti e includono la rimozione delle alghe, il riattaccamento dei frammenti di corallo e il controllo dei predatori. Tra questi ultimi figurano la stella marina corona di spine e le chiocciole Drupella. Il programma prevede inoltre visite mensili di monitoraggio e formazione. Le colonie sono sottoposte a valutazioni settimanali per monitorare i tassi di sopravvivenza, lo stato di salute, la presenza di malattie e l’attività dei predatori, mentre i tassi di crescita vengono misurati ogni tre mesi. Qual è l’impatto reale della rimozione manuale dei predatori sulla sopravvivenza delle colonie?
Per garantire una tracciabilità precisa, ogni colonia riceve un numero di identificazione unico. Questo sistema permette di risalire alla colonia madre, documentare la storia della crescita e determinare il sito finale di ripristino. Potrebbe questo metodo di catalogazione diventare uno standard per il ripristino marino globale?
Il progetto integra inoltre la propagazione larvale attraverso l’uso di tecnologia tridimensionale. Questa innovazione fornisce superfici sicure che aiutano le larve di corallo selvatico a insediarsi e crescere. Come influirà la tecnologia 3D sulla velocità di colonizzazione naturale dei fondali?
I risultati ottenuti mostrano che 298 colonie, ovvero il 78,4% del totale, sono in eccellente stato di salute con tessuti completamente vivi. Inoltre, 231 colonie hanno raggiunto una crescita superiore ai 10 centimetri. L’iniziativa contribuisce così allo sviluppo di colonie salvate e all’aumento della riserva di coralli disponibili per le operazioni di ripristino. La fonte non specifica i costi totali del progetto né la data di completamento della fase attuale.
Quali sono i dati sulle colonie di corallo a Jeddah? Il vivaio gestito da SHAMS ospita attualmente 380 colonie di coralli appartenenti a 13 generi. Il genere Pocillopora è il più numeroso con 245 colonie (64,5%), seguito da Acropora con 62 e Porites con 35. I risultati indicano che 298 colonie sono in eccellente salute e 231 hanno superato i 10 centimetri di crescita.
Come funziona il processo di crescita nei vivai? Il ciclo scientifico prevede il salvataggio di frammenti minacciati o provenienti da zone danneggiate. Questi vengono fissati a tavoli, strutture sospese o unità di corda per evitare sedimenti e inquinanti. La manutenzione include la rimozione di alghe, il controllo di predatori come la stella marina corona di spine e monitoraggi settimanali sulla salute.
Quali tecnologie e metodi di tracciamento vengono utilizzati? Il progetto utilizza la tecnologia tridimensionale per creare superfici che favoriscano l’insediamento delle larve di corallo selvatico. Per il monitoraggio, ogni colonia è contrassegnata da un numero di identificazione unico. Questo permette di documentare la storia della crescita, identificare la colonia madre e pianificare il sito di ripristino finale.