Il Jeddah Superdome ospita da lunedì il Saudifood Show e il Saudifood Manufacturing 2026, due manifestazioni che riuniscono operatori del settore alimentare e delle bevande e che vedono una partecipazione italiana di 37 aziende, di cui 17 attive nei prodotti alimentari e agroalimentari e 20 nelle tecnologie e soluzioni per la produzione, il confezionamento e l’imballaggio degli alimenti.
Come ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA il 28 settembre 2026, le due esposizioni si svolgono in partnership strategica con la Saudi Authority for Industrial Cities and Technology Zones (MODON) e riuniscono funzionari e specialisti del comparto provenienti da diversi Paesi.
L’apertura della partecipazione italiana è stata affidata al console generale d’Italia a Jeddah, Marco Bocchi. L’ambasciatore d’Italia in Arabia Saudita, Carlo Baldocci, ha dichiarato che Italia e Arabia Saudita condividono legami in rapido approfondimento, con opportunità future che si estendono oltre il commercio fino alla costruzione di partnership sostenibili di lungo periodo. Bocchi ha aggiunto che la presenza italiana consente ai visitatori di scoprire prodotti e regioni italiane, evidenziando i legami culturali tra i due Paesi nel campo dell’alimentazione e dell’ospitalità.
I dati commerciali citati da SPA mostrano che le esportazioni agroalimentari e delle bevande italiane verso l’Arabia Saudita hanno sfiorato 2,2 miliardi di riyal nei primi 11 mesi del 2025, in aumento del 7,7% rispetto all’anno precedente. Il commercio bilaterale complessivo ha raggiunto circa 45,3 miliardi di riyal nel 2025, con le esportazioni italiane verso il Regno pari a circa 27,8 miliardi di riyal.
La direttrice dell’ufficio dell’Agenzia italiana per il commercio (ICE) per Riyadh e il Kuwait, Simona Autuori, ha affermato che l’Arabia Saudita è un mercato prioritario per l’Italia e che le 37 imprese partecipanti riflettono una presenza integrata lungo la catena del valore del settore alimentare.
Le due manifestazioni rientrano nell’iniziativa annuale della “Settimana della cucina italiana nel mondo”, che segue l’iscrizione della cucina italiana nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO nel dicembre 2025.
Il Saudifood Show 2026 si è spostato a Jeddah e ora è co-locato con il Saudifood Manufacturing 2026, offrendo una piattaforma combinata che spazia dai prodotti alimentari alle tecnologie di produzione. Ma cosa significa per un’esposizione settoriale passare da un format separato a una piattaforma unica dedicata all’intera filiera? E perché la scelta di Jeddah, città portuale sul Mar Rosso, come sede di questo appuntamento?
La risposta sembra risiedere nella natura stessa del comparto alimentare, dove prodotto finito e processo produttivo sono difficilmente separabili. Un visitatore che cerca un nuovo ingrediente o un prodotto tipico regionale può, nella stessa sede, incontrare chi fornisce le linee di confezionamento o le soluzioni di imballaggio necessarie per portarlo sul mercato. Non è forse questa integrazione tra cibo e tecnologia il vero motore della crescita del settore?
La partecipazione italiana, articolata in 17 aziende del food e agri-food e 20 del manufacturing, del packaging e del wrapping, riflette esattamente questa doppia anima. Da un lato i prodotti e le regioni italiane, dall’altro le macchine e le soluzioni che permettono di produrli e confezionarli su scala industriale. Quante opportunità può generare, per un’impresa italiana di medie dimensioni, un mercato che importa quasi 2,2 miliardi di riyal di agroalimentare e bevande in soli 11 mesi?
Il quadro commerciale descritto da SPA offre un contesto utile. L’aumento del 7,7% su base annua delle esportazioni agroalimentari e delle bevande italiane verso il Regno nei primi 11 mesi del 2025 indica una domanda in espansione. Il commercio bilaterale complessivo, pari a circa 45,3 miliardi di riyal nel 2025, con esportazioni italiane verso l’Arabia Saudita di circa 27,8 miliardi di riyal, colloca l’Italia tra i partner commerciali rilevanti del Regno. Ma questi numeri raccontano solo una parte della storia: quanto pesa, in un rapporto commerciale, la costruzione di partnership di lungo periodo rispetto allo scambio di merci?
È la domanda che sembra attraversare le dichiarazioni raccolte da SPA. L’ambasciatore Baldocci ha parlato di legami in rapido approfondimento e di opportunità che vanno oltre il commercio, verso partnership sostenibili e di lungo periodo. Il console Bocchi ha posto l’accento sulla scoperta dei prodotti e delle regioni italiane e sui legami culturali nel campo dell’alimentazione e dell’ospitalità. Non è forse la cultura, prima ancora del commercio, il terreno su cui si costruiscono relazioni durature?
La direttrice ICE Simona Autuori ha definito l’Arabia Saudita un mercato prioritario per l’Italia e ha letto la presenza delle 37 imprese come il segno di una partecipazione integrata lungo la catena del valore del settore alimentare. Una presenza, dunque, non episodica ma strutturata: dai produttori agli specialisti delle tecnologie. Quante filiere possono nascere quando un Paese esporta non solo ciò che si mangia, ma anche il modo in cui lo si produce e lo si confeziona?
Il contesto dell’iniziativa aggiunge un ulteriore livello di lettura. Le due manifestazioni si tengono nell’ambito della “Settimana della cucina italiana nel mondo”, l’appuntamento annuale che promuove la tradizione gastronomica italiana all’estero. Il riferimento temporale non è casuale: nel dicembre 2025 la cucina italiana è stata iscritta nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO. Un riconoscimento che trasforma un insieme di pratiche regionali in un patrimonio condiviso a livello globale. Che effetto può avere un’iscrizione UNESCO sulle scelte di acquisto e sulla percezione di un prodotto alimentare in un mercato lontano?
La partnership strategica con MODON, l’autorità saudita per le città industriali e le zone tecnologiche, colloca le due esposizioni dentro una cornice istituzionale orientata allo sviluppo industriale. Non si tratta soltanto di una fiera commerciale, ma di un incontro tra chi produce cibo e chi progetta e gestisce gli spazi in cui quel cibo viene trasformato. In che modo la dimensione industriale e quella gastronomica possono rafforzarsi a vicenda in un mercato in crescita?
La scelta di Jeddah come sede del Saudifood Show 2026, ora co-locato con Saudifood Manufacturing, aggiunge un elemento geografico rilevante. La città sul Mar Rosso è da sempre un crocevia di rotte commerciali e un punto di accesso privilegiato per merci e persone. Per un’esposizione che vuole attrarre partecipazione locale e internazionale, la posizione conta. Quanto incide la geografia portuale sulla capacità di un evento di attirare operatori da più continenti?
Il programma delle due manifestazioni, secondo quanto riportato da SPA, offre una piattaforma combinata che spazia dai prodotti alimentari alle tecnologie di produzione. Un formato che risponde a una domanda concreta: chi visita una fiera del food cerca spesso anche le soluzioni per produrlo, confezionarlo e distribuirlo. La co-locazione elimina la necessità di spostarsi tra eventi diversi e concentra in un’unica sede l’intera catena del valore. Non è forse questa la direzione verso cui tendono le manifestazioni settoriali più mature?
Per le imprese italiane partecipanti, il mercato saudita presenta caratteristiche specifiche. I dati SPA indicano un flusso di esportazioni agroalimentari e di bevande vicino ai 2,2 miliardi di riyal nei primi 11 mesi del 2025, con una crescita del 7,7% su base annua. Un mercato che importa, dunque, e che importa in misura crescente. Le 17 aziende italiane del comparto food e agri-food presenti a Jeddah portano prodotti e identità regionali; le 20 del manufacturing portano tecnologie, packaging e wrapping. Insieme, coprono segmenti diversi ma complementari della stessa filiera. Quante di queste imprese torneranno con contratti firmati, e quante invece con contatti da coltivare nei mesi successivi?
La dimensione culturale evocata dal console Bocchi merita un’attenzione particolare. Parlare di prodotti e regioni italiane significa parlare di un patrimonio diffuso, fatto di specialità locali difficilmente replicabili altrove. Parlare di legami culturali nel campo dell’alimentazione e dell’ospitalità significa riconoscere che il cibo è anche un veicolo di relazione. In un mercato come quello saudita, dove l’ospitalità ha un peso culturale profondo, questo terreno comune può facilitare l’incontro tra imprese. Non è forse l’ospitalità il linguaggio in cui il commercio alimentare trova la sua espressione più naturale?
Le dichiarazioni raccolte da SPA delineano, nel complesso, una strategia italiana che combina promozione commerciale, presenza istituzionale e valorizzazione culturale. L’ambasciatore parla di partnership di lungo periodo; il console di scoperta di prodotti e regioni; la direttrice ICE di mercato prioritario e di presenza integrata lungo la catena del valore. Tre prospettive che convergono su un’unica direzione: non vendere soltanto, ma radicarsi. Quanto è sostenibile, nel tempo, una presenza costruita su queste basi?
Resta da vedere come si svilupperanno i lavori delle due esposizioni nei giorni successivi all’apertura. SPA non indica il numero complessivo degli espositori internazionali, né il programma dettagliato degli incontri, né eventuali accordi firmati durante la manifestazione. Non vengono precisate nemmeno le dimensioni dello spazio espositivo o il numero atteso di visitatori. Il lancio si limita a registrare l’apertura, la partecipazione italiana con i suoi numeri, i dati commerciali bilaterali e il contesto della Settimana della cucina italiana nel mondo.
Per ora, ciò che emerge con chiarezza è il perimetro di una presenza: 37 aziende italiane, 17 nel food e agri-food, 20 nel manufacturing, packaging e wrapping; un export agroalimentare e delle bevande italiano verso il Regno vicino ai 2,2 miliardi di riyal nei primi 11 mesi del 2025, in crescita del 7,7%; un commercio bilaterale complessivo di circa 45,3 miliardi di riyal nel 2025, con esportazioni italiane pari a circa 27,8 miliardi di riyal. Numeri che, insieme, raccontano un rapporto commerciale solido e in espansione. Ma è nei corridoi del Jeddah Superdome, tra stand di prodotti e macchinari, che si capirà se questi numeri si tradurranno in nuove relazioni d’affari. E non è forse questo, in fondo, il senso di una fiera?
Dove e quando si svolgono le due esposizioni? Il Saudifood Show e il Saudifood Manufacturing 2026 si sono aperti lunedì al Jeddah Superdome, secondo quanto riportato da SPA il 28 settembre 2026. Le due manifestazioni si tengono in partnership strategica con la Saudi Authority for Industrial Cities and Technology Zones (MODON) e riuniscono funzionari e specialisti del settore alimentare e delle bevande. Il Saudifood Show 2026 si è spostato a Jeddah ed è ora co-locato con Saudifood Manufacturing 2026, offrendo una piattaforma combinata che spazia dai prodotti alimentari alle tecnologie di produzione.
Quante aziende italiane partecipano e in quali settori? Partecipano 37 aziende italiane, di cui 17 presentano prodotti alimentari e agroalimentari e 20 presentano le più recenti tecnologie e soluzioni per la produzione alimentare, il confezionamento e l’imballaggio. L’apertura della partecipazione italiana è stata affidata al console generale d’Italia a Jeddah, Marco Bocchi. La direttrice dell’ufficio ICE per Riyadh e il Kuwait, Simona Autuori, ha affermato che le 37 imprese riflettono una presenza integrata lungo la catena del valore del settore alimentare.
Quali sono i dati commerciali tra Italia e Arabia Saudita citati da SPA? Le esportazioni agroalimentari e delle bevande italiane verso l’Arabia Saudita hanno sfiorato 2,2 miliardi di riyal nei primi 11 mesi del 2025, in aumento del 7,7% su base annua. Il commercio bilaterale complessivo ha raggiunto circa 45,3 miliardi di riyal nel 2025, con le esportazioni italiane verso il Regno pari a circa 27,8 miliardi di riyal. Si tratta dei dati riportati da SPA nel servizio sull’apertura delle due manifestazioni.
In quale iniziativa si inseriscono le due manifestazioni? Le esposizioni rientrano nell’iniziativa annuale della “Settimana della cucina italiana nel mondo”. Il contesto segue l’iscrizione della cucina italiana nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO nel dicembre 2025. Il console Bocchi ha dichiarato che la partecipazione italiana consente ai visitatori di scoprire prodotti e regioni italiane, evidenziando i legami culturali tra i due Paesi nel campo dell’alimentazione e dell’ospitalità.
Cosa hanno dichiarato l’ambasciatore italiano e la direttrice ICE? L’ambasciatore d’Italia in Arabia Saudita, Carlo Baldocci, ha affermato che Italia e Arabia Saudita condividono legami in rapido approfondimento, con opportunità future che si estendono oltre il commercio fino alla costruzione di partnership sostenibili di lungo periodo. La direttrice dell’ufficio ICE per Riyadh e il Kuwait, Simona Autuori, ha dichiarato che l’Arabia Saudita è un mercato prioritario per l’Italia e che le 37 imprese partecipanti riflettono una presenza integrata lungo la catena del valore del settore alimentare.
Quali informazioni non sono state rese note da SPA? Il servizio di SPA non indica il numero complessivo degli espositori internazionali, né il programma dettagliato degli incontri, né eventuali accordi firmati durante la manifestazione. Non vengono precisate nemmeno le dimensioni dello spazio espositivo o il numero atteso di visitatori. Il lancio si limita a registrare l’apertura, la partecipazione italiana con i suoi numeri, i dati commerciali bilaterali e il contesto della Settimana della cucina italiana nel mondo.





