Nei data center di Riyadh, SCCC ha registrato una latenza di 12 ms, il valore più basso tra i fornitori di servizi cloud classificati nella categoria più alta da CST. È il dato principale del report sulla Latency Performance for Access to Cloud Computing Services in the Kingdom of Saudi Arabia relativo al primo semestre del 2026, diffuso dalla Communications, Space and Technology Commission.
Come ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA il 1° ottobre 2026, il report confronta le prestazioni di latenza tra i fornitori di servizi cloud registrati presso CST nella classificazione più alta, la Class C. Dietro SCCC, Deem, HUAWEI CLOUD, Site e stc si sono collocati a pari merito al secondo posto con 13 ms, mentre «Safe Decision» ha chiuso al terzo posto con 14 ms. Tutti i valori citati riguardano i data center situati a Riyadh.
Il quadro cambia se si guarda all’intero territorio del Regno: secondo il report, tutti i fornitori di servizi cloud hanno registrato tassi di latenza inferiori a 30 ms nei loro diversi data center distribuiti nelle regioni saudite. Un dato che riguarda quindi l’insieme delle strutture, non solo quelle della capitale.
Ma cosa significa, in concreto, una differenza di un solo millisecondo tra il primo e il secondo posto? E perché CST ha scelto di misurare proprio la latenza, invece di altri parametri di qualità?
Il report fornisce una panoramica dei fornitori di servizi cloud e dei loro data center, insieme ai risultati di latenza nelle regioni del Regno. L’obiettivo dichiarato è migliorare l’efficienza del traffico internet e ridurre i tempi di accesso ai contenuti e ai servizi digitali ospitati localmente. Da qui discende, secondo CST, un aumento dell’affidabilità dell’ecosistema internet nazionale e il rafforzamento della prontezza dell’infrastruttura digitale saudita ad adottare tecnologie emergenti e casi d’uso avanzati.
Il report non si limita quindi a una classifica: punta anche a favorire la concorrenza, migliorare la qualità del servizio e accrescere la trasparenza. Sono tre obiettivi che CST indica esplicitamente come parte del proprio lavoro continuativo di promozione della competizione tra fornitori, di miglioramento della qualità e dell’efficienza del servizio e di offerta di un’esperienza utente migliore.
La trasparenza, in particolare, è presentata come uno strumento per investitori, stakeholder e parti interessate, chiamati a contribuire allo sviluppo dell’infrastruttura digitale del Regno. Il report è pubblicato sul sito di CST, all’indirizzo cst.gov.sa/cloud2026-en, dove è consultabile nella versione in inglese.
Perché la classifica distingue tra data center di Riyadh e strutture nelle altre regioni? E in che modo un fornitore con 14 ms a Riyadh può competere su scala nazionale?
La classificazione Class C, quella presa in esame dal report, è la più alta tra quelle previste dalla registrazione presso CST. Il documento confronta dunque solo i fornitori che rientrano in questa categoria, lasciando fuori dal confronto gli operatori registrati in classi diverse. È una scelta che restringe il perimetro dell’analisi, ma che indica anche quale sia il segmento considerato più rilevante per la qualità dell’accesso ai servizi cloud ospitati localmente.
Il report copre il primo semestre del 2026 e si inserisce in una serie di pubblicazioni periodiche di CST. La data di diffusione, il 1° ottobre 2026, colloca la pubblicazione a circa tre mesi dalla chiusura del semestre osservato.
I numeri pubblicati raccontano una forbice contenuta: tra il primo posto di SCCC a 12 ms e il terzo di «Safe Decision» a 14 ms ci sono due millisecondi. Deem, HUAWEI CLOUD, Site e stc si collocano esattamente nel mezzo, a 13 ms. Quattro operatori appaiati sullo stesso valore, a Riyadh, suggeriscono una competizione stretta su questo indicatore.
E quanto conta, per un’impresa o per un servizio pubblico digitale, scegliere un fornitore a 12 ms invece che a 14 ms? È una domanda a cui il report non risponde direttamente, ma che la pubblicazione dei dati rende possibile porre.
Il limite dei 30 ms registrato in tutti i data center del Regno è l’altro dato rilevante. CST non specifica nel comunicato quali siano i valori massimi raggiunti nelle singole regioni, né indica quali fornitori si avvicinino di più a quella soglia. Il report, però, rende disponibili i risultati di latenza per regione, oltre alla panoramica dei fornitori e delle loro strutture.
La latenza, nel linguaggio tecnico, misura il tempo necessario perché un dato arrivi a destinazione e torni indietro. Nel caso dei servizi cloud, un valore basso significa tempi di risposta più rapidi per applicazioni, piattaforme e servizi ospitati localmente. È il motivo per cui CST collega esplicitamente questo indicatore all’efficienza del traffico internet e all’accesso ai contenuti digitali ospitati nel Regno.
Il collegamento con le tecnologie emergenti e i casi d’uso avanzati è indicato da CST come una delle finalità del report: un’infrastruttura digitale pronta ad accogliere queste tecnologie è presentata come l’esito atteso di prestazioni di latenza migliori. Il comunicato non elenca quali tecnologie o quali casi d’uso siano considerati, né fornisce esempi.
Quali settori trarrebbero più vantaggio da una latenza sotto i 30 ms in tutte le regioni? E come si misura, nel tempo, il miglioramento della concorrenza che CST si propone di favorire?
Il report è anche uno strumento per gli investitori. CST lo presenta come un contributo alla trasparenza del settore, utile a chi deve valutare il mercato dei servizi cloud saudita e a chi, tra gli stakeholder, intende partecipare allo sviluppo dell’infrastruttura digitale nazionale. La pubblicazione dei dati di latenza per fornitore e per regione offre una base di confronto che, in assenza del report, non sarebbe disponibile in forma aggregata.
Resta da vedere come evolverà la classifica nel secondo semestre del 2026. I valori pubblicati si riferiscono al primo semestre e non è indicato alcun confronto con periodi precedenti, né alcun obiettivo numerico da raggiungere. Il comunicato non specifica se il report contenga serie storiche o solo i dati del semestre osservato.
Il documento non indica nemmeno il numero complessivo dei fornitori registrati presso CST nella Class C, né quanti data center siano stati considerati nelle diverse regioni. Non sono pubblicati, nel testo diffuso, i valori di latenza per singola regione: il comunicato riporta la classifica per i data center di Riyadh e il limite generale sotto i 30 ms per tutte le strutture del Regno.
Non è indicato, infine, se CST abbia previsto una cadenza fissa per l’aggiornamento del report, né se siano in preparazione edizioni relative ad altri semestri. Il link pubblicato da CST rimanda alla versione in inglese del documento, dove sono consultabili i dettagli completi.
Per chi opera nel settore, la domanda resta aperta: la pubblicazione di questi dati basterà a spingere i fornitori a migliorare ulteriormente, o la competizione si giocherà su altri parametri oltre alla latenza?
Quali fornitori compaiono nella classifica di CST per i data center di Riyadh? Il report colloca SCCC al primo posto con una latenza di 12 ms nei data center di Riyadh. Deem, HUAWEI CLOUD, Site e stc sono a pari merito al secondo posto con 13 ms, mentre «Safe Decision» è terzo con 14 ms. La classifica riguarda i fornitori registrati presso CST nella classificazione più alta, la Class C. Il comunicato non indica quanti fornitori rientrino complessivamente in questa categoria.
Qual è il valore di latenza registrato in tutte le regioni del Regno? Secondo il report, tutti i fornitori di servizi cloud hanno registrato tassi di latenza inferiori a 30 ms nei loro diversi data center distribuiti nelle regioni del Regno. Il dato riguarda l’insieme delle strutture, non solo quelle di Riyadh. Il comunicato diffuso da SPA non riporta i valori di latenza per singola regione, né indica quali fornitori si avvicinino maggiormente alla soglia dei 30 ms.
Perché CST pubblica un report sulla latenza dei servizi cloud? CST indica tra le finalità del report il miglioramento dell’efficienza del traffico internet e la riduzione dei tempi di accesso ai contenuti e ai servizi digitali ospitati localmente. Il documento punta inoltre ad aumentare l’affidabilità dell’ecosistema internet nazionale e la prontezza dell’infrastruttura digitale saudita ad adottare tecnologie emergenti e casi d’uso avanzati. Tra gli obiettivi figurano anche il favorire la concorrenza, il migliorare la qualità del servizio e l’accrescere la trasparenza.
A chi è destinato il report e dove si può consultare? CST presenta il report come uno strumento di trasparenza per investitori, stakeholder e parti interessate, chiamati a contribuire allo sviluppo dell’infrastruttura digitale del Regno. Il documento fornisce una panoramica dei fornitori di servizi cloud e dei loro data center, insieme ai risultati di latenza nelle regioni. È consultabile online all’indirizzo cst.gov.sa/cloud2026-en, nella versione in inglese indicata nel comunicato diffuso da SPA.
Qual è il periodo coperto dal report e quando è stato diffuso? Il report riguarda la Latency Performance for Access to Cloud Computing Services in the Kingdom of Saudi Arabia per il primo semestre del 2026. La diffusione è avvenuta il 1° ottobre 2026, come riportato da SPA. Il comunicato non indica confronti con semestri precedenti, non specifica se il documento contenga serie storiche e non annuncia una cadenza fissa di aggiornamento per le edizioni successive.





